Scuola, la lunga storia di via Moro

Gentile direttore,
leggo con disappunto la risposta da lei data ad un «papà di Voghera» che lamenta la presenza di litigi tra le due scuole medie di Voghera per gli spazi destinati alle due istituzioni scolastiche in via Aldo Moro. Nella sua risposta lei divide i dirigenti scolastici in buoni e cattivi e auspica che problemi complessi si possano risolvere come nelle pagine del libro «Cuore».
Personalmente avrei ricordato a quel papà di Voghera i fatti che hanno condotto alla situazione attuale.
Avrei chiarito che la giunta di Voghera aveva deliberato il 24 maggio 2006 di assegnare alla scuola Plana l'immobile di via Aldo Moro; il sindaco di Voghera in data 30 maggio 2006, in presenza del prefetto aveva dichiarato a verbale: a conclusione dell'anno scolastico 2006/2007, la scuola media Pascoli lascia il plesso di via Aldo Moro per trasferire la sezione distaccata nella sede centrale della scuola stessa; in quella occasione il dirigente scolastico scuola media statale Pascoli dichiara: «I genitori degli alunni della Pascoli sanno che la scuola lascerà il plesso di via Aldo Moro con la conclusione dell'anno scolastico 2006/07 ed il prefetto Macri, per rendere possibile la coabitazione tra le scuole esclusivamente per l'anno scolastico 2006/07, precisa che «attesi gli specifici profili di responsabilità dei dirigenti scolastici, si chiede al sindaco interventi strutturali idonei ad operare la divisione fisica delle due istituzioni scolastiche».
La giunta comunale di Voghera deliberava in data 3 agosto 2007 la «coabitazione» ignorando le indicazioni del prefetto e il contenuto di una perizia tecnica che si concludeva con la seguente affermazione: «La soluzione della coabitazione è sicuramente da evitare».
La presidenza della «Plana» è collocata nell'ex sgabuzzino del custode, i docenti della stessa scuola non hanno una sala docenti, i bidelli non dispongono di una stanza per poter depositare gli effetti personali, gli alunni diversamente abili non hanno aule destinate esclusivamente a loro.
La media Pascoli dispone di 24 aule libere in via Marsala in presenza di solo 6 classi e in via Aldo Moro ha potuto disporre di ben 19 aule occupate da almeno 7 anni da solo tre classi.
Se fossi un buon giornalista andrei personalmente nelle scuole per verificare se il dirigente scolastico della Scuola Media Statale G. Plana dice o no la verità.
Francesco Rubicontopreside della scuola media Plana, Voghera

Io, insegnante di Lettere
nella scuola Plana

Gentile direttore,
sono una professoressa di Lettere della scuola media Plana di Voghera e mi permetto di condividere con lei alcune riflessioni sulla risposta al papà di Voghera comparsa sul giornale di sabato. Concordo sul fatto che il mondo adulto in tutta questa faccenda non ci stia facendo una gran figura e, siccome nella nostra scuola siamo molto attenti all'educazione dei nostri alunni, le posso assicurare che questo aspetto si aggiunge all'amarezza e all'umiliazione che come educatori e docenti siamo costretti a subire in questi ultimi anni (anni, non settimane, purtroppo) da parte del Comune di Voghera. In tutta questa complessa e spiacevole vicenda ci siamo sempre mossi tutti insieme: R.S.U., Consiglio d'Istituto, personale docente, non docente e genitori. A parte questa precisazione se come insegnante di Lettere volessi il primo giorno di scuola portare la discussione su questo con i miei alunni, non direi loro niente di nuovo. Gli alunni della scuola Plana vivono sulla loro pelle il problema della mancanza di spazi, vedono gli insegnanti senza sala insegnanti, i bidelli senza bidelleria, il preside senza presidenza. Se però,durante la discussione mi chiedessero «perché» succede questo mi troverei in grossa difficoltà a spiegare loro che il problema non si «vuole» risolvere e che il loro preside, che sta cercando con ogni mezzo legittimo, insieme a insegnanti e a genitori, di garantire loro gli stessi diritti di cui godono ampiamente gli alunni dell'altra scuola, viene accusato di essere arrogante, prepotente, litigioso, polemico e tanto di più. Meglio evitare, mi creda, altre parole e ogni tema in merito se non si vuole togliere a questi ragazzi la fiducia nelle istituzioni della città in cui vivono. Personalmente mi ritengo molto fortunata a non risiedere a Voghera, ma loro ci abitano e voglio sperare, forse con un pò di ingenuità, che la questione si risolva davvero in modo educativo, cioè nel rispetto degli alunni della scuola Plana e di chi, nonostante tutto e nonostante tutti, ha sempre continuato a dare il buon esempio garantendo il miglior servizio educativo possibile pur lavorando con disagi oggettivi di ogni tipo, che, se ci verrà a trovare, potrà verificare lei stessa. Se poi, dopo anni di richieste tanto motivate e legittime quanto inascoltate e fatte oggetto di discredito, ogni tanto i toni si alzano... forse nei temi dei nostri ragazzi potremo trovare la comprensione che altrove ci è negata.
Se fossi un preside appena arrivato che, con 9 classi in tutto, avendo a disposizione una sede centrale con oltre 20 aule vuote, chiede e ottiene di poter condividere anche metà di un'altra struttura, sarei anch'io molto disponibile al dialogo e ad una mediazione.
Elena Tortiscuola media Plana, Voghera
Rispondo alle due lettere insieme, non per riscaldare ulteriormente gli animi, che mi sembrano tuttora incandescenti. Non discuto sulla sostanza del problema. Guardavo ai toni, e con me, nella sua riflessione, il papà di Voghera che ci ha scritto. I toni, appunto. Se ancora contano. E credo che contino. (p.f.)


Città più pulite?
Dipende da noi

Prendo spunto dalle lettere pubblicate nei giorni scorsi sul degrado dei vari luoghi che frequentiamo e dove purtroppo abitiamo.
Voglio aggiungere alcuni esempi che sono all'attenzione di tutti: strada provinciale 34 all'altezza del rettilineo dopo Santa Cristina: due sacchi di spazzatura nei campi a lato della strada; passeggiata lungo le rive dell'Olona fina alla chiusa di Costa dei Nobili, sacchetti di plastica appesi agli alberi che sventolano come trofei e ristagni di immondizia sulle rive; aree di spartitraffico e rotonde: solo bottiglie di plastica e carta (quando va bene); giardini pubblici inesistenti sia per assoluta mancanza di igiene sia per strutture subito distrutte.
Anche all'estero ormai abbiamo la reputazione di città sporche e trascurate.
Le istituzioni ignorano,oppure subiscono ed intervengono solo a danno fatto e quando è troppo eclatante (vedi Sp del Penice), dicono che non possono fare di più.
La massa dei trasgressori quindi cresce, aumenta e da pochi ormai si sono moltiplicati diventando tantissimi che le norme sociali del comportamento non riescono più a fermare.
Ora che cosa si può fare: si deve risvegliare il senso civico, morale, sociale e (perché no) patriottico di noi italiani. Certo l'Italia è la nostra patria e quindi deve essere tutelata e rispettata: quelli che sono ospiti per lavoro o per altre occasioni oppure sono diventati cittadini italiani e tutti noi italiani doc dobbiamo essere fieri della nostra terra e difenderla dal degrado ambientale.
Sicuramente gli organi pubblici fanno il loro dovere e sicuramente ci mettono tutto il loro impegno per fare rispettare le leggi e per tenere pulito, ma non basta, non possono essere onnipresenti. Insomma noi non dobbiamo autoassolverci scaricando tutte le colpe del degrado sulle istituzioni.
Si deve reagire e tutti diventare paladini del nostro ambiente, del nostro piccolo fazzoletto di terra in cui viviamo e quindi vigilare e cercare di correggere gli atteggiamenti di chi sporca facendo capire che cosi si distrugge il nostro habitat, la nostra stessa vita.
Felice Novazzivia e-mail

L'errore iniziale
nella questione rom

I rom della ex Snia sono stati e lo sono tutt'ora un sasso nella scarpa per tutti.
Per i residenti del quartiere San Pietro con le loro ragioni, sicuramente giuste, per gli amministratori, con il sindaco in testa, che giustamente vuol far rispettare la legalità e rendere il quartiere più sicuro e vivibile per gli abitanti, per le forze dell'ordine, che hanno sempre più controlli da fare.
Secondo me, l'errore è stato fatto all'inizio, sottovalutando la situazione e facendo finta di non vedere. Una parte però della stessa maggioranza della giunta non è d'accordo con il metodo adottato dal sindaco. A me questi mi sembrano i soliti buonisti, infarciti da certa politica che non corrisponde alla realtà delle cose.
Secondo questi assessori, il Comune di Pavia dovrebbe spendere tanti soldi, che probabilmente non ha, per ristrutturare alloggi, oppure per costruire dei prefabbricati. Allora mi chiedo: cosa dovrebbero dire i pensionati e la gente che lavora e che pagano ogni sorta di tasse? Il Comune non è in grado di costruire case popolari e aiutare la gente a basso reddito che deve pagare l'affitto troppo caro e dovrebbe, in primis, aiutare chi abusivamente è venuto ad occupare caseggiati e terreni? Oltretutto queste persone non hanno mai versato un centesimo di tassa al Comune per occupazione del suolo pubblico.
Secondo me sarebbe meglio che a livello governativo centrale, assieme a Regioni e Comuni, facessero una legge mettendo a disposizione dei Comuni delle aree attrezzate per ospitare questi disperati, aree al di fuori delle zone urbane e secondo la grandezza del Comune un'area proporzionata.
In modo che, ogni Comune possa accogliere un numero adeguato di persone e non di più. Queste persone dovrebbero essere sorvegliate dalle forze dell'ordine e tenuti sotto controllo.
Fargli rispettare le nostre regole e le nostre leggi. Chi non le rispetta o delinque dovrebbe essere immediatamente espulso dal nostro territorio, ma non con il biglietto di andata e ritorno.
Giuseppe LanfranchiPavia