«Sindaco sceriffo? Non è il mio ruolo»
PAVIA. Il paradosso di Piera Capitelli, il sindaco Ds che ha sgomberato l'area della ex Snia, continua ad essere quello degli attacchi da sinistra. Sia il quotidiano del suo partito ('L'Unità") che 'Il Manifesto" e 'Liberazione" l'hanno dipinta come un sindaco-sceriffo. «Se sceriffo - ribatte lei - vuol dire prendere decisioni dolorose ma necessarie, mi dispiace per la povertà linguistica e stereotipata. A questo punto dicano quello che vogliono...». Dal Mezzabarba, inoltre, arriva la smentita netta sul fatto che il Comune di Pavia avrebbe dato soldi ai rom per farli tornare in Romania.
Dopo giorni e giorni di impegno in prima linea, l'assessore alla protezione civile, Roberto Portolan, si toglie qualche sassolino: «In questa città stiamo risolvendo un problema che si trascinava da anni, abbiamo eliminato un campo rom con quello che significava per la sicurezza dei residenti e per le condizioni degli stessi rom. Stiamo riuscendo a gestire tutto senza realizzare un altro campo nè a Pavia nè in altri comuni. Però sembra che i colpevoli siamo noi». Dalle opposizioni, infatti, è giunta l'accusa di avere elargito denaro direttamente alle famiglie per convincerle a tornare in Romania. Lorenzo Demartini, consigliere regionale della Lega Nord, in una lettera aperta al sindaco Capitelli critica la decisione di «regalare mille euro a chi ha occupato abusivamente la città di Pavia». In realtà la notizia di questo 'dono" non trova conferme. «Il Comune non ha dato soldi e non intende darli. - dice ancora Portolan - Questo sforzo di accoglienza Pavia lo sta facendo da cinque anni. Il consiglio comunale aveva deliberato di stanziare 30.000 euro per i rom dell'ex Snia. Quello che si è fatto, semplicemente, è stato di affiancare la Caritas che decideva di aiutare le singole famiglie e le persone più bisognose». Niente finanziamenti 'a pioggia", dunque. «Ci tengo a dirlo - conclude Portolan - perchè ieri mattina tre rom, che non erano mai stati censiti, si sono presentati ai servizi sociali chiedendo i 1.300 euro per tornare in Romania». Se i tre sono stati allontanati, pare che altri tredici (questi si provenienti dalla ex Snia) abbiano invertito la marcia e siano scesi alla stazione ferroviaria di Lungavilla. «E' chiaro che chi fa cosi si mette fuori e non sarà più aiutato dalla nostra associazione», dice Giovanni Giovannetti, del circolo 'Pasolini". Tra domenica e ieri, complessivamente, sono state 33 le persone che sarebbero partite per Trieste con destinazione la Romania. Ad Albuzzano restano 13 persone (cinque saranno ospiti del prefetto), a Pieve Porto Morone una ventina. Ma qui la situazione è sempre molto tesa. Sabato notte qualcuno ha scagliato un mattone contro una finestra del centro diocesano. La questura ha deciso di rafforzare la vigilanza.