L'ultimo concerto per Big Luciano
MODENA. Portato a spalla, dentro la sua grande bara bianca, Luciano Pavarotti è uscito ieri alle 16,40 dal Duomo della sua città, Modena; ed è entrato nella leggenda. Il grande tenore ha ottenuto cosi il suo ultimo applauso, l'ultimo «esaurito» di una carriera fatta di trionfi. Ha avuto un funerale quasi da re, dopo il fiume di gente composto da quasi 100 mila persone, che per tre giorni ha sfilato nella sua camera ardente. Milioni gli spettatori che hanno assistito al rito davanti al televisore. 50 mila quelli incollati sotto il sole davanti ai due maxi-schermi nelle piazze di Modena. Solo 700 le persone all'interno del Duomo, tra autorità, familiari, amici di una vita, moltissimi agenti della sicurezza e giornalisti. Il rito è cominciato puntualissimo alle 15 con la dolcissima Ave Maria dall'Otello di Verdi cantata da Raina Kabaivanska, grande soprano bulgara, residente a Modena. E subito si è capito quanto sarebbe stato intenso e commosso.
La bara bianca del tenore era a terra, nel centro della navata, coperta da girasoli, gerbere rosse e rose bianche. In apertura della cerimonia l'arcivescovo Benito Cocchi ha dato lettura di un messaggio di cordoglio del Papa inviato dal cardinal Tarcisio Bertone: «Il sommo Pontefice esprime sentimenti di cordoglio per dipartita grande artista che con il suo straordinario talento interpretativo ha onorato il dono divino della musica».
Emozionante e carica di significati l'omelia dell'arcivescovo, che ha officiato il rito insieme a 18 concelebranti, che ha ricordato tutte le ragioni per le quali Pavarotti è stato grande non solo come artista. Tema quello dell'eccellenza artistica intrecciata alla qualità generosa del carattere, che è stato ripreso poi nel breve intervento del presidente del Consiglio Prodi, che ha parlato alla fine del rito. Dopo che il giorno prima delle esequie Napolitano aveva portato il suo omaggio, Prodi lo ha definito «non solo un grande artista, ma anche un messaggero di pace e di fratellanza. Ha fatto della musica uno strumento per la vita e contro la guerra».
Vari passaggi del rito sono stati arricchiti dal canto della «Corale Rossini», il gruppo musicale nel quale lo stesso Pavarotti giovanissimo ha mosso i suoi primi passi. Ma il momento musicale che ha fatto vibrare il cuore di tutti, è stato il momento in cui Andrea Bocelli, cantante grandissimo e molto amico di Pavarotti, ha intonato con emozione lo struggente «Ave verum corpus» di Mozart ricevendo un lungo applauso. Infine si è ascoltata la vera voce di Pavarotti intrecciata a quella di suo padre, l'umile fornaio che ha trasmesso la sua passione per la musica al suo grande figliolo: le due voci si sono fuse nell'interpretazione del «Panis angelicus».
Alla sinistra della bara erano sedute tutte le donne di Pavarotti, da una parte la seconda moglie Nicoletta, in lacrime accanto ai suoi genitori. All'altro capo della fila la prima moglie Adua Veroni fra le tre figlie e la sorella del tenore, Gabriella. Numerosi i vip e le personalità presenti. Insieme al presidente del Consiglio Romano Prodi, arrivato con la moglie Flavia, c'erano il vicepresidente Francesco Rutelli, il ministro della Difesa Arturo Parisi, il ministro per l'Attuazione del programma Giulio Santagata, i sottosegretari Ricardo Franco Levi e Serafino Zucchelli e la senatrice Vittoria Franco in rappresentanza del Senato. Presenti anche l'ambasciatore degli Stati Uniti Ronald Spogli, l'ambasciatore del Principato di Monaco Philippe Blanchi, l'ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, il direttore generale della Fao Jacques Diouf e tutte le principali autorità locali e regionali, a partire dal sindaco di Modena Giorgio Pighi e dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani. Tra le personalità e i big della musica spiccavano il direttore del Metropolitan di New York, Joe Volpe, il leader degli U2 Bono Vox, accolto dagli applausi della folla, Jovanotti, Zucchero, Gianni Morandi, Caterina Caselli. E ancora: la stella della danza Carla Fracci, il regista Franco Zeffirelli, Gianni Minà, Tony Renis e Milly Carlucci.
Durante la cerimonia sono stati diffusi 1.500 libretti numerati, contenenti la foto del maestro (la stessa che è stata distribuita durante la camera ardente) e la liturgia della parola: letture tratte dal libro della Sapienza, e la prima lettera ai Corinzi. Il vangelo di San Giovanni, sempre scelto dalla famiglia, è quello in cui Gesù dice a Tommaso «Io sono la via, la verità e la vita».
Sul fronte della sicurezza sono stati impegnati per i funerali oltre duemila agenti delle forze dell'ordine, 300 dipendenti del Comune di Modena e circa 200 volontari della protezione civile. E non mancavano anche i rinforzi dei Reparti inquadrati e dei Reparti specializzati delle tre forze di polizia per bonificare le aree interessate dalla cerimonia, ma anche unità cinofile antisabotaggio, una squadra di artificieri e di tiratori scelti della Polizia di Stato.
Accompagnata dalle note del Requiem di Luigi Cherubini, la cerimonia si è conclusa dopo un'ora e mezza e la salma di Luciano Pavarotti ha lasciato il Duomo tra gli applausi della gente, mentre la piazza veniva sorvolata dalle Frecce Tricolori della pattuglia acrobatica nazionale e gli altoparlanti diffondevano le note di «Vincerò».
Dal Duomo al cimitero di Montale Rangone: l'ultimo viaggio di Luciano Pavarotti. L'ultima passeggiata nella sua Modena. L'ultimo abbraccio, gli ultimi applausi e gli ultimi «bravo» dalla sua gente.
IL corteo che è proseguito in forma privata, verso il cimitero dove Luciano Pavarotti è stato sepolto nella tomba di famiglia accanto ai genitori.