Via Poma, indagato il fidanzato di Simonetta
ROMA. Delitto di via Poma, dopo 17 anni il giallo sta per svelarsi. Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, la ragazza massacrata il 7 agosto 1990 a Roma, è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio. La decisione è stata presa dai magistrati dopo il deposito della consulenza tecnica.
Consulenza effettuata su alcuni reperti da parte del colonnello del Ris, Luciano Garofano. Sembra infatti confermato quanto reso noto alcuni mesi fa a Matrix, trasmissione condotta da Enrico Mentana su Canale 5: ovvero che una goccia di saliva individuata sul corpetto che indossava la vittima apparteneva a Busco, il quale, all'epoca del tragico fatto, era fidanzato con Simonetta. Ma questo indizio non è sufficiente per sostenere un eventuale dibattimento: l'accusa di omicidio deve essere supportata da prove certe ed inconfutabili.
Le tecniche scientifiche, per quanto aggiornate e sofisticate, non sono però in grado di stabilire a quando risale la traccia di saliva anche perché lo stesso Busco, interrogato subito dopo la morte di Simonetta, confermò pienamente di averla incontrata il giorno prima. «La consulenza del Ris è comunque un primo passo di questa difficile indagine», hanno detto gli inquirenti. In sostanza il fidanzato resta l'unico sospettato del delitto anche se l'inchiesta non è affato conclusa. Sono trascorsi 17 anni dal quel drammatico 7 agosto 1990.
Simonetta Cesaroni fu assassinata con 29 coltellate mentre lavorava nell'ufficio dell'Associazione alberghi della gioventù, in via Carlo Poma 2. Simonetta aveva solo 21 anni. Quando la sera i familiari non l'hanno vista rincasare è scattato l'allarme. L'hanno trovata verso le 23,30, seminuda e coperta di ferite e sangue. L'arma usata per ammazzarla è probabilmente un tagliacarte. La ragazza non subi violenza sessuale. Indossava solo una canottiera, arrotolata verso l'alto, e le scarpe erano riposte in un angolo mentre gli altri vestiti erano scomparsi: portati via dal suo killer. Il caso di via Poma, per modalità e mistero, è diventato nel tempo uno dei gialli italiani più inquietanti. Sono decine gli indiziati e i sospettati passati al vaglio degli inquirenti.
Subito dopo il delitto viene fermato Pietrino Vanacore, uno dei portieri dello stabile di via Poma, però il 30 agosto il Tribunale della Libertà lo scarcera. Il 16 novembre viene chiesta l'archiviazione della posizione di Salvatore Volponi, datore di lavoro di Simonetta, anche lui finito nel giro dei sospettati. Il fasciolo del delitto di via Poma resta aperto contro ignoti.
Ma il 3 aprile 1992 Federico Valle, nipote dell'archietto Cesare Valle, riceve un avviso di garanzia. La notte del delitto era nel palazzo di via Poma. Valle è coinvolto dalle dichiarazioni dell'austriaco Roland Voller, pure lui finito nella cerchia delle persone tenute sotto controllo. Negli anni si sono poi susseguiti colpi di scena e rivelazioni sulla vita di Simonetta.