«Chiusi nei pullman per due ore» L'inutile carovana senza una meta
PAVIA.I Rom ‘della Snia' sarebbero dovuti essere trasferiti lunedi. Giunta e prefetto avevano trovato un'unica soluzione: portarli a Marcignago, in una cascina. Ma il viaggio dei Rom non è stato cosi semplice. Lunedi alle 19, infatti, una ‘carovana' fatta di un bus, due pullmini, un camion container e numerose auto delle forze dell'ordine è partita. Per dove?
Il ‘viaggio della speranza' ha preso il via, con molte tappe: Torre D'Isola (Santa Sofia), lo stadio e, infine, il Palaravizza. Tra abitanti manifestanti e altri impedimenti sembrava proprio non esistesse un luogo adatto ad ospitarli. ‘Il viaggio è stato veramente duro - spiega Irene Campari, consigliere comunale e volontaria - siamo stati sul bus più di due ore, i bambini erano affamati e non sapevano dove fare i propri bisogni: li hanno fatti scendere in un prato con l'erba altissima, dove c'era addirittura il rischio di perderli. Forse chi gestisce il problema non si è ancora accorto che queste persone sono esseri umani, con la sola sfortuna di essere molto poveri e che non sono da trattare come animali'. Alle 23 i Rom sono stati «scaricati» al palazzetto dove hanno potuto passare la notte con un tetto sulla testa e dei servizi igienici. I poveretti erano stremati e affamati: ‘Avevano mangiato in tutto il giorno solo delle fette di anguria che una volontaria aveva gentilmente offerto', spiega un uomo che ha seguito la vicenda. Alle 23.30 Ida Bianchessi, medico volontario, ha ordinato 70 tranci di pizza da distribuire a tutti e precedentemente la Caritas ha provveduto a distribuire latte, biscotti, acqua e pane. I rom si sono accampati nella palestra del basket del Palatreves dove hanno trascorso la notte. Problemi durante la notte? ‘E' andato tutto bene - spiega Ida Bianchessi - la nottata è stata tranquilla perché questa è gente tranquilla. Dal punto di vista medico solo un uomo ha la febbre, forse ha preso freddo durante quel viaggio da incubo'. Ieri mattina al Palatreves la situazione era abbastanza serena anche se aleggiava la preoccupazione, tra Rom e volontari, riguardo al loro destino futuro. Le ipotesi sono numerose a quell'ora, si parla di dividerli in nuclei famigliari e sistemarli in appartamenti nei paesi limitrofi, qualcuno dice a Zerbolò, c'è chi polemizza e sostiene che intanto i Rom non accetteranno mai di dividersi, c'è chi pensa che li porteranno alla caserma Rossani, chi cerca altre soluzioni: intanto il tempo passa e i nomadi non sanno quale sarà la loro prossima sorte. Nel frattempo, i servizi sociali hanno realizzato un ‘censimento': sono 110, 70 adulti e 40 bambini, molti di più di quanto le autorità pensassero. Verso le 11 i Rom sono tutti nel prato di fronte alla palestra, sdraiati su materassi o seduti sull'erba, sembrano tranquilli. Attendono. Cosa, non lo sa ancora nessuno.
Giulia Cimpanelli