«Una sofferenza senza fine»


GARLASCO. Maria Rosa Poggi, mamma delle gemelle, accompagna sulla soglia della villa di via Da Vinci il fratello Giuseppe, la cognata Rita e il nipote Marco. Un sorriso, un saluto, poi la famiglia di Chiara scende le scale. E' come se i volti parlassero per loro: «Stiamo soffrendo sempre di più», sembrano dire, sono evidenti negli occhi i segni lasciati dal dolore. Lo choc fa posto alla consapevolezza.
«Cosa vuole che dica? - risponde gentile Giuseppe Poggi - Stiamo aspettando anche noi, e al momento preferiamo non parlare». La mamma di Chiara, sta un po' in disparte, cammina di fianco al marito con l'espressione che l'accompagna in tutte le fotografie che la ritraggono, dalla morte di Chiara in poi: la dolce tristezza di una donna che soffre, il viso malinconico di una mamma dal cuore spezzato, a cui un assassino che circola impunito per Garlasco ha strappato senza pietà uno degli amori infiniti della sua vita, sua figlia. Marco, il fratello di Chiara, cammina poco più avanti, raccolto in un silenzio timido. I suoi occhi si illuminano però quando gli viene ricordato il nome di un suo ex-compagno di classe dell'istituto Casale: un sorriso sincero che parla da solo dei momenti felici trascorsi prima del 13 agosto. Giuseppe, Rita e Marco da quel giorno sono costretti a un pellegrinaggio quotidiano a casa dei famigliari lomellini che li ospitano: nella villa di via Pascoli, sigillata e sotto sequestro, non possono ancora tornare, nemmeno a prendere un vestito. Ieri erano a pranzo nella villa della famiglia Cappa. Non per dimostrare a qualcuno che i loro rapporti sono ancora buoni, ma semplicemente perché le due famiglie sono davvero vicine, altrimenti perché dovrebbero pranzare insieme? «Non sappiamo ancora quando potremo tornare a casa - spiega Giuseppe Poggi - stiamo aspettando anche noi che ce lo dicano». Parla con calma il papà di Chiara, non vuole però dire niente sulle notizie che riguardano Alberto Stasi, il fidanzato di sua figlia, l'unica persona finora indagata per l'omicidio della ragazza. «Non vogliamo commentare - spiega il papà di Chiara - leggiamo anche noi sulla Provincia Pavese quello che sta succedendo. Ma, davvero, non abbiamo commenti da fare». Un ricordo di Chiara? Allarga le braccia e sospira papà Giuseppe: «Un ricordo...». Sono cosi tanti, custoditi nel cuore, nella mente, negli occhi. Impossibile pescarne uno solo. Erano partiti tranquilli i Poggi per le vacanze in Trentino, Chiara era serena, come sempre, una brava ragazza, la figlia che tutti i genitori vorrebbero. Sono tornati all'improvviso, catapultati in un incubo, sconvolti dalla notizia che ha devastato la pace della loro bella famiglia. Chiara è stata uccisa, nella casa che era il loro nido, il luogo più sicuro, forse da una persona che conosceva bene e che non le ha lasciato scampo. Chi ha ucciso Chiara Poggi? Non si sa ancora, non si capisce perché, non si trova l'arma. L'immagine di Chiara sorridente, stampata ormai negli occhi di tutti, è bellissima. I Poggi hanno altre foto della figlia: «Ne abbiamo tante, non qui», dice papà Giuseppe. «Mi scusi, ma ora dobbiamo andare»: dopo una stretta di mano, saluta e sale sulla Renault grigia, che accompagna lui, la moglie e il figlio ogni giorno nel loro viaggio senza meta in Lomellina.

Denis Artioli