«La sofferenza è nostra»
GARLASCO. Se tutti i giornalisti che lo vanno a cercare nella sua rivendita di accessori per auto fossero clienti, Nicola Stasi, il papà di Alberto, avrebbe il negozio pieno tutti i giorni. Ormai riconosce a distanza i cronisti: «Lei ha la faccia da giornalista - dice - quindi sappia che io non rilascio interviste, nè a lei né ai suoi colleghi. Non ce l'ho con nessuno, ma la nostra sofferenza la teniamo per noi, e del resto a voi non interessa». Nicola Stasi è cortese, ma deciso, e si innervosisce solo quando vede spuntare una telecamera.
La processione dei mass-media, in via Tramia, dove si trova il negozio, è costante. Dopo le ferie e dopo lo tsunami tragico e macabro che ha travolto anche la sua famiglia, oltre a quella di Chiara Poggi e all'intera Garlasco, Nicola Stasi cerca di tornare a ricostruire attorno a sé e ai suoi famigliari qualcosa che abbia le sembianze di una situazione normale. «La nostra sofferenza non vi interessa - ripete quasi sconsolato il padre dello studente modello 24enne, raggiunto da un avviso di garanzia per l'omicidio della fidanzata - Tanto voi dite e scrivete sempre quello che vi pare». Comunque vada, niente sarà più come prima, nemmeno per la famiglia Stasi. Ma l'attività deve andare avanti. Il negozio riapre. Nella villa-castello di via Carducci, è il deserto, almeno fino alle 18.30, quando la mamma di Alberto esce sulla balconata che circonda la villa per annaffiare i fiori: ma anche lei, ormai, deve aver sviluppato un particolare sesto senso che le permette di riconoscere al volo i giornalisti. E si ritira in fretta tra le mura di casa.
Di Alberto Stasi, invece, nessuna traccia: qualcuno dice che potrebbe essere al mare, altri sostengono che si sia solamente chiuso in casa per evitare l'assalto di curiosi e cronisti. Parla per lui l'avvocato Giovanni Lucido, dalla procura della Repubblica di Vigevano, dal suo studio di Cernusco sul Naviglio, ovunque lo trovi un giornalista. «L'Alberto sta male» dice lui, per sottolineare il rapporto confidenziale e di amicizia con la famiglia del giovane indagato, come se lo avesse visto crescere il ragazzo che oggi è diventato il suo assistito numero uno, in un caso delicatissimo che sta assumendo ormai le caratteristiche di uno dei gialli più complessi che si siano mai visti in Italia. (d.a.)