L'Europa che voleva Spinelli
Altiero Spinelli racconta nella sua autobiografia («Come ho tentato di diventare saggio») di essere nato il 31 agosto 1907 in una casa a due passi da Montecitorio, dove sarebbe tornato 69 anni dopo essendo stato eletto alla Camera nel giugno 1976.
Spinelli ha pensato e agito durante 45 anni per realizzare l'obiettivo principale del «Manifesto» scritto a Ventotene nel 1941 insieme ad Ernesto Rossi: gli Stati Uniti d'Europa.
«Se si rilegge oggi il Manifesto di Ventotene - afferma Giorgio Napolitano nell'introduzione alla raccolta di suoi discorsi su Spinelli, opportunamente pubblicata ora da 'Il Mulino" ('Altiero Spinelli e l'Europa", Bologna, luglio 2007) - lo si trova di una modernità straordinaria».
Come ricorda Napolitano, Spinelli è stato «uomo politico di una sola causa», il costruttore tenace di un'Europa politica nata nel radicalismo democratico che serpeggiava nella resistenza al nazi-fascismo e proiettata verso il futuro di un continente non più diviso.
Spinelli ha costruito la parte più importante della sua opera, dopo la fondazione del Movimento Federalista Europeo (1943), prima come membro della Commissione europea (1970-1976) gettando le basi delle più importanti politiche comuni europee (cultura, ricerca, industria, ambiente) e poi come deputato europeo (1976-1986) gettando le basi dell'ordine politico europeo con il progetto di Trattato sull'Unione europea approvato dal Parlamento europeo nel 1984.
Esso ha aperto una proficua stagione di revisione del sistema politico europeo che è durata per oltre vent'anni, fino alla firma del Trattato-costituzionale nell'ottobre 2004.
Pezzo dopo pezzo, il progetto Spinelli è stato innestato nei trattati comunitari dalle conferenze intergovernative che si sono succedute dal 1985 al 2004 e lo sarà ancora nella conferenza intergovernativa chiamata ora a riformare il Trattato di Nizza.
Ma gli innesti non hanno risolto e non risolveranno il problema di fondo del trasferimento ad un governo europeo delle materie che hanno dimensione europea.
Il controverso esito del Consiglio europeo di giugno ha riproposto la questione dell'Europa a due velocità per consentire ai Paesi che lo vorranno di riprendere il cammino dell'integrazione politica e dunque del governo dell'Europa. Per raggiungere tale obiettivo ci vorranno tempi e modi diversi dalla convocazione di nuove conferenze intergovernative.
Sarebbe un miracolo se tutti i ventisette governi nazionali decidessero di affidare al Parlamento europeo che sarà eletto nel 2009 il compito di rilanciare l'integrazione politica elaborando un nuovo progetto di Costituzione europea come nel 1952 fu affidato dai governi un mandato quasi costituente all'Assemblea della Ceca.
Ma tale miracolo non si realizzerà lasciando il progetto europeo incompiuto e l'Unione europea incapace di agire nei settori in cui gli Stati nazionali appaiono impotenti di fronte alle sfide del 21mo secolo.
Solo eleggendo un'assemblea costituente nei Paesi che lo vorranno - eventualmente lo stesso giorno del rinnovo del Parlamento europeo, il 14 giugno 2009 - i partiti si sentiranno impegnati a spiegare agli elettori le loro visioni sul futuro dell'Europa, contrariamente a quel che è avvenuto nelle campagne europee dal 1979 al 2004.
Per raggiungere quest'obiettivo, ci suggerirebbe Spinelli, serve una vasta coalizione di forze europeiste le quali, superando linee di divisione tradizionali, creino una volonté générale alla condizione naturalmente che in tale coalizione siano presenti le volontà decise a riformare ed innovare più che a conservare.
Pier Virgilio Dastoligià assistente parlamentare di Altiero Spinelli direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea