Fiordiponti non si ferma mai
PAVIA. Fulvio Fiordiponti, 52 anni pavese, alterna il lavoro in banca agli allenamenti per una disciplina non comune: il triathlon. Ha iniziato da un anno, ma cerca di non tradire il suo primo amore: la maratona. Ne ha fatte 12 da Ney York a Parigi, l'ultima a Lisbona nel dicembre scorso. Si è cimentato anche nell'Ironman, la variante più dura del triathlon.
«Sono sempre stato uno sportivo - racconta Fiordiponti - . Ho iniziato con il calcio a 14 anni e ho smesso solo nel 2001 quando ho fatto la prima maratona». Preferisce gli sport di resistenza e in questo senso il triathlon offre l'occasione perfetta con le frazioni di corsa, nuoto e bicicletta: «Prediligo la corsa - spiega Fiordiponti - e prima dell'anno scorso in bici non ero praticamente mai andato, anche il nuoto lo faccio perché devo». Che la corsa sia il suo punto forte lo spiegano le 12 maratone a cui ha partecipato: «Nell'ultimo Ironman di Francoforte dopo il nuoto e la bici ero 50º di categoria, ma nella corsa ho fatto il 13º tempo e ho recuperato molte posizioni».
Come si arriva a decidere di cimentarsi in questa disciplina, non proprio alla portata di tutti? «Gli allenamenti per la corsa iniziavano ad annoiarmi - racconta - e poi mi sono fatto coinvolgere da Forlani e dal gruppo». Il «gruppo» è composto dagli atleti della Canottieri Ticino che insieme a lui hanno partecipato all'Ironman di Francoforte a luglio e che ha scelto come possibile prossimo Ironman quello di Nizza a giugno. Fiordiponti ha una frase per tutti: Forlani «il trascinatore», Re che ha «una determinazione tremenda», Marostica un «compagno con cui è piacevole allenarsi e che non fa pesare gli sforzi» e Piovella che «ha due anni meno me, non ha un passato da agonista ed è quello che media tra agonismo e amatoriale».
Fiordiponti ha una convinzione: è più difficile preparare le competizioni per questa disciplina, piuttosto che la gara in sé: «Una volta che sei dentro sei trascinato - spiega - . A Francoforte ho guardato l'orologio per la prima volta dopo 7 ore e 35 minuti, pensavo solo di arrivare alla fine e non mi è mai venuto in mente di fermarmi. E' la preparazione che conta. Ero già abituato a gare di almeno tre ore come la maratona, ma con l'Ironman devi fare più di 11 ore. Bisogna abituarsi e la gara è la prova del nove e puoi solo sfruttare l'adrenalina della competizione». Ogni giorno poi ha la sua particolarità e Fiordiponti deve anche gestire l'orario di lavoro: «Capita che puoi essere stressato o avere mal di testa e comunque ti alleni la sera dopo 8 ore di lavoro, non è come allenarsi al mattino».
Cosa pensano in famiglia? «Mia moglie non aveva mai corso, poi venendomi a vedere insieme a Mariangela Gatti ha iniziato e ora ha fatto anche la maratona di New York. Una volta che inizi lo sport diventa una sorta di droga». Il prossimo obiettivo? «Voglio fare la maratona di Venezia a fine ottobre per coltivare il mio primo amore a livello atletico che è appunto la maratona e per mettere nelle gambe un po' di chilometri perché in inverno ci si concentra sul nuoto e poi in primavera sulla bicicletta».