Un mistero lungo 13 giorni tra ispezioni e interrogatori
GARLASCO.Uno squillo di campanello alle 14 di lunedi 13 agosto e la vita dei garlaschesi è cambiata per sempre. Con quel trillo alla caserma dei carabinieri Alberto Stasi ha annunciato che la sua fidanzata era morta. Da allora è cominciata una escalation che ha portato il paese sotto i riflettori di televisioni e quotidiani nazionali.
Il ritrovamento.Mentre i carabinieri entrano a casa Poggi, Alberto viene interrogato per 17 ore in caserma. E' stato l'ultimo a vederla viva la sera prima e ne ha ritrovato il cadavere, sospettare di lui è inevitabile. Tra l'altro non ha un alibi perché nessuno lo ha visto in casa a studiare.
Arrivano i Ris.Martedi 14 i Ris entrano nella casa di via Pascoli per i rilievi e giovedi l'autopsia spiega che Chiara è stata uccisa con due colpi al volto e diversi altri, mortali, alla nuca. Le ferite sono ampie e frastagliate, ma l'arma non è ancora stata trovata.
Le incongruenze.Venerdi 17 Alberto viene sentito di nuovo in caserma, ancora come persona informata sui fatti, ma a Vigevano. Parla per otto ore e ripete la sua versione: Chiara era bianca in volto e indossava un pigiama rosa. Gli inquirenti sospettano di lui perché la descrizione non corrisponde a quanto visto dai soccorritori. E poi Alberto ha le scarpe pulite, ma la scena del delitto è piena di sangue: chi è entrato alle 13.50 non poteva arrivare da Chiara senza sporcarsi.
L'avviso di garanzia.Con queste premesse lunedi 20, due giorni dopo il funerale di Chiara, i carabinieri consegnano ad Alberto un avviso di garanzia e cominciano la perquisizione di casa Stasi. Nella villa di via Carducci 29 i militari sequestrano tre auto (un Bmw X3, una Golf e un furgone Citroen Berlingo) due bici, il computer fisso di Alberto e una molla da camino. Il computer portatile, quello su cui stava scrivendo la tesi, era stato consegnato da Alberto già lunedi 13. Gli inquirenti giudicano l'avviso di garanzia solo un atto dovuto, anche perché non si trova l'arma e Alberto non sembra nemmeno avere un movente visto che tutti parlano di lui e Chiara come di una coppia molto affiatata.
Le cugine.Alberto non è l'unico protagonista della vicenda. Già martedi 14 infatti compaiono sulla scena le due cugine di Chiara, le gemelle Paola e Stefania Cappa. Le due hanno realizzato un fotomontaggio che le ritrae con la cugina e lo depongono sul cancello di casa Poggi. Qualche giorno dopo si scopre che la foto non è autentica e comincia quella che papà Cappa definisce «una gogna mediatica» da parte di tv e giornali.
Per dissipare i sospetti, martedi 21 Ermanno Cappa, Maria Rosa Poggi e le figlie Paola e Stefania Cappa si presentano in caserma per sottoporsi al test del Dna.
L'interrogatorio.Mercoledi 22 Alberto, accompagnato dall'avvocato Giovanni Lucido, si presenta spontaneamente in Procura per farsi interrogare dal pm. Dopo 9 ore, gli inquirenti sembrano convincersi della sua innocenza.
Indagine a 360º.Venerdi il procuratore capo Alfonso Lauro convoca una conferenza stampa per spiegare che non c'è una pista sola, ma si indaga a 360 gradi. (cla.mal)