Senza Titolo
Pierre, dunque. Come uno degli uomini del terzetto, a dirla con Maiocchi, che stavano in quel momento, sui freddi tavoli dell'Istituto di Medicina legale. Quello più giovane. Alfredo afferrò con tale forza il bicchiere che versò un po' di cognac. Bevve il resto in un solo sorso. Al conte, che guardava un po' stupito, domandò: 'Pierre...e poi? Di cognome?"
'Be', no...il cognome non lo so."
'Parolet?" azzardò Alfredo senza voce.
'Come? Non so, le dico. Ortensia è stata contenta di vederlo. O almeno" corresse Tornelli 'mi è sembrata contenta."
'Era, o le sembrava?"
'Non lo so! Del resto, quel tal Pierre è stato qui poco, un giorno e mezzo...ah, non era nostro ospite. Dove fosse alloggiato, non so, Ma perché mi ha fatto quel nome?"
'Parolet? Un nome come un altro" replicò in fretta Alfredo; e subito: 'E la contessa..." Tacque. Stava per commettere un errore, o una imprudenza forse peggio: stava per chiedere: il cognome della signora contessa da nubile, era forse Laperrière? Era quello il nome trovato tra le carte di Bassi. Recuperò, invece, e seguitò: '...si, diceva, la contessa se ne è andata, per cosi dire, quanti giorni dopo la visita del cugino? Uno, due. Dieci?"
'Se lei pensa" mormorò il conte duramente 'che mia moglie se ne sia andata con lui..."
'No, per carità, non penso nulla" tagliò corto Alfredo 'ma insieme, se non le dispiace, penso tutto. Quanti giorni?"
'Due. Due giorni. E' uscita, come quasi tutte le mattine. Non è più tornata."
'Quindi, la servitù, signor conte, saprà che..."
Quasi con stizza replicò Tornelli: 'La servitù non sa nulla! Perché dovrebbero sapere servi e sguattere? Decido io quello che sanno o non sanno!"
'Va bene. Quindi la contessa se né andata cosi, senza un abito di ricambio, senza denaro, senza una valigia, una parola, una lettera?" Alfredo tacque di botto: non gli era sfuggita la luce quasi di paura che s'era accesa negli occhi del conte. Disse piano: 'Avanti. Parli."
In silenzio, Tornelli tolse di tasca un foglio e lo porse.
'Giacomo, parto. Non mi vergogno di partire e di aver fatto quello che ho fatto, perché non a me ho pensato ma a te, cui devo tutto. Non cercarmi. Di' ad Augusto che in ginocchio gli chiedo perdono. Addio. Ortensia"
Alfredo restitui la lettera. Il viso del conte era una maschera di cera.
'E' tutto?"
'Tutto. Ah, Beolchini, una cosa devi dirle, non per cercare scuse, sia chiaro. Prima di aver visto questa lettera, cioè prima della notte passato, io non ero sicuro che Ortensia se ne fosse andata per non tornare."
Chiese Alfredo: 'La notte passata? Questa lettera le è arrivata solo ieri notte?"
'Non mi è arrivata. L'ho trovata nella cassaforte?"
'Nella cassaforte?"
'Si. Ah, non la apro spesso. Anzi, quasi mai. La lascio sempre vuota, le cose che mi interessano le tengo altrove. L'ho aperta per caso, perché mio fratello il generale cercava... certe sue carte. Cosi, l'ho trovata. Era li...da una quindicina di giorni, almeno. Inutile dire che mia moglie sapeva dove si trovava la chiave."
'E sapeva anche che la cassaforte non viene aperta quasi mai?"
'Si."
'Come poteva pensare allora che lei leggesse questa lettera?"
Tornelli non s'aspettava questa domanda; esitò, fece spallucce, e Alfredo, allora: 'Ha deciso di dirmi tutto, si o no? Perché, se no..."
'Va bene. Ortensia era sicura che mio fratello mi avrebbe chiesto le carte che aveva messo in cassaforte, quindi che o lui o lui avremmo trovato la sua lettera. Come" concluse il conte 'è avvenuto."
'E perché contessa s'inginocchia a chiedere perdono a suo fratello?"
'Questo non conta nulla. Mi creda. E anche se contasse, non glielo potrei dire."
Tornando a riempirsi il bicchiere, Alfredo domandò: 'Che cosa posso fare?, che cosa vuole che io faccia per lei, signor conte?"
La risposta venne dopo lunga esitazione: 'Trovi mia moglie. Me la riporti."
( 39,continua)Tutte le puntate sono pubblicate sul sito www.laprovinciapavese.it Elaborazione grafica Studio Galli Nidasio Il detective Beolchini viene a sapere dal conte Alfredo che la moglie se ne è andata all'improvviso lasciando solo una misteriosa lettera.