Bush: l'Iraq non dev'essere un altro Vietnam
NEW YORK. George W. Bush ha difeso ieri la sua strategia bellica in Iraq ammonendo il Congresso di ricordare la lezione del Vietnam e le conseguenze di una ritirata troppo precipitosa. Il presidente americano sostiene che l'aumento nel numero delle truppe sta dando risultati positivi.
Eppure ancora ieri sono morti altri soldati americani. Quattordici sono rimasti vittime di un incidente quando un elicottero Black Hawk è precipitato vicino a Kirkut e un altro soldato è morto a seguito di una bomba esplosa lungo la strada. Ancora vittime anche fra i civili con venti persone uccise da un'autobomba a Baiji, una cittadina a circa 150 chilometri da Baghdad, esplosa ad una stazione di polizia.
Le vittime di mercoledi sono l'ennesima indicazione che la situazione in Iraq non sta migliorando.
Se ne rendono conto anche alcuni generali americani sul campo che incominciano a dubitare che si possa mai istaurare un governo democratico. Proprio ieri il generale Bednarek ha dichiarato alla Cnn che anche una dittatura moderata potrebbe essere accettabile pur di riportare la sicurezza nel paese. Si profila una situazione senza via di uscita che i più alti esponenti del governo Usa avevano previsto già da tempo. In particolare il vicepresidente Dick Cheney fece drammatiche previsioni sull'Iraq nel 1994, poco dopo la fine della prima Guerra del golfo. Durante l'amministrazione di Bush padre, Cheney era capo del Pentagono e già allora aveva previsto che l'Iraq fosse un pantano da cui è difficile uscire e che rimuovere un dittatore come Saddam Hussein non vale la vita di molti soldati americani. Sono affermazioni che Cheney rilasciò in un'intervista del 1994 che è circolata nuovamente ieri sul sito Internet di YouTube. «Una volta occupato l'Iraq e deposto Saddam Hussein chi ci avremmo messo al suo posto?», affermò l'ex capo della difesa Usa nel corso dell'intervista con un giornalista della rete C-Span. «Quanti soldati Usa vale la pena che muoiano per rimuovere Saddam? Nessuno», disse allora Cheney spiegando che l'Iraq senza il dittatore sarebbe finito a pezzi - diviso fra Siria, Iran e Turchia - provocando una guerra in tutto il Medio Oriente.
Eppure ieri George W. Bush sfoderando un tono battagliero con non usava da tempo ha difeso la sua strategia bellica nel corso di un intervento al Convegno annuale dei reduci di guerra e ha ricordato l'esperienza del Vietnam. «Centinaia di migliaia di vietnamiti persero la vita dopo il ritiro degli americani da Saigon», ha detto ieri Bush parlando a Kansas City, «e se gli Usa dovessero abbandonare ora l'Iraq si produrrebbe un disastro di proporzioni simili».
L'intervento del presidente Bush aveva lo scopo di cercare di ostacolare i deputati e senatori democratici (e anche un numero crescente di repubblicani) che premono per iniziare la ritirata. Le pressioni aumenteranno intorno al 15 settembre quando è previsto che il generale Petreus, capo delle forze Usa in Iraq, diffonda un rapporto sui progressi raggiunti sul campo di battaglia.