Snia, conto alla rovescia per lo sgombero


PAVIA. Sulla Snia scatta il conto alla rovescia. Entro il fine settimana sarà notificato ai circa duecento rom il decreto di allontanamento dal territorio nazionale firmato dal prefetto. Al più tardi la prossima settimana lo sgombero e la messa in sicurezza dell'area dismessa. «Una cosa è certa, da li devono andarsene» ribadisce il sindaco al termine della riunione di ieri mattina in prefettura. Dove non si sa. Anche se c'è chi spera che almeno una parte faccia i bagagli prima dell'intervento di sgombero.
La protezione civile però è già allertata. Pronte le tende da campo, i servizi igienici, l'acqua. E i conti si fanno su duecento persone: tanti erano gli abitanti della Snia all'ultimo censimento qualche giorno fa. Qualcuno è partito (pochi), altri sono arrivati tra i ruderi di viale Montegrappa. Un inferno nel cuore della città, tra rifiuti, topi, degrado, miseria. Dove i bambini - stando ai dati dei volontari - sono almeno un'ottantina.
Li, dice il Comune, non ci possono più stare. I pericoli sono igienico-sanitari ma anche strutturali. I capannoni vanno svuotati, sono pericolantie. Le crepe e le fessure nei muri sono sotto gli occhi di tutti. I topi che sgusciano indisturbati tra cumuli di immondizia anche.
Ieri mattina la riunione presieduta dal prefetto Ferdinando Buffoni è durata a lungo. Al tavolo con il sindaco Piera Capitelli, i rappresentanti di carabinieri, polizia, guardia di finanza e polizia municipale, anche gli assessori Francesco Brendolise e Franco Sacchi (servizi sociali e urbanistica), i rappresentanti della proprietà e della protezione civile. E il vertice ha partorito un piano, direttive precise nelle quali confidava il Comune: nei prossimi giorni, quasi certamente entro il fine settimana, il prefetto firmerà un decreto di notifica che impone l'allontanamento dal territorio nazionale dei romeni che vivono nelle baracche, costruite all'interno di ciò che resta della Snia Viscosa. Spazi privati occupati abusivamente.
E già nei prossimi giorni potrebbero cominciare le operazioni di rimozione dei detriti e di demolizione delle costruzioni non più abitate. Poi si passerà all'evacuazione e alla distruzione progressiva delle baracche.
E' possibile che l'operazione possa avvenire anche in una sola fase e che richieda quindi l'impiego di un numero consistente di forze dell'ordine, con la partecipazione della protezione civile, del terzo settore, degli assistenti sociali. Ci sono donne e bambini, non possono esserci sbavature. Alla proprietà dell'area spetterà il compito di mettere in sicurezza gli edifici, di renderli inaccessibili.
Un grande tendone sarà allestito per tempo nel piazzale esterno, davanti alla chiesa. Dove ora c'è un parcheggio già delimitato su tre lati. Circa 1500 metriquadrati sui quali potrebbero trovare posto una ventina di tende da campo, servizi igienici chimici, fornelli da campeggio e docce. A giorni contati però: massimo cinque o sei. Poi solo alcune categorie 'deboli", donne con bambini, minori in gravidanza, malati potranno trovare accoglienza - sempre che la accettino - nelle strutture messe a disposizione dal Comune.

Maria Grazia Piccaluga