L'ultimo viaggio con Inge e i tre alpinisti scomparsi


Fritz Schonfeld, un insegnante in pensione di Zernez, saliva come tante estati prima, seppure faticosamente, il sentiero che dal rifugio Porro Gerli, in alta Valmalenco porta alla capanna Desio verso il passo di Croda Rossa. Voleva ripetere l'intinerario fatto un ventennio prima con la moglie Inge, ora morta da tempo, prima che la vecchiaia gli impedisse di farlo.
La giornata era stupenda con il rosso delle rocce ferruginose sullo sfondo del cielo azzurro e Walter dimenticava quasi la fatica anche se ogni tanto il cuore batteva affaticato per gli ottocento metri di dislivello. Finalmente prima del tramonto Fritz raggiunse la capanna che riconobbe subito nonostante il tempo trascorso. Era ancora tale e quale la ricordava con le finestre dipinte di rosso vivo. Fritz fu molto lieto di incontrarvi due alpinisti di Sondrio ed una guida con i quali, tanti anni prima, aveva fatto diverse ascensioni, anch'essi invecchiati ma in buona salute e forma. Il terzetto aveva con sé ottime provviste, brisaola genuina e buon vino locale e fu molto piacevole per Fritz passare la serata a brindare e ricordare vecchie imprese alpinistiche. Dopodiché si distese su una branda avvolto nel suo sacco a pelo, augurò buona notte alla compagnia, baciò il piccolo ritratto di Inge che portava sempre nello zaino, disse una preghiera e si addormentò placidamente.
Lo trovarono al mattino alcuni aplinisti che avvisarono il soccorso alpino. Era sdraiato all'interno del rifugio caduto in rovina da molti anni ma stranamente ordinato e pulito, come se qualcuno avesse preparato il luogo per accoglierlo. Dal suo diario, che un turista tedesco di passaggio lesse e tradusse in modo approssimativo, appresero che aveva cenato con due noti scalatori ed una guida che erano morti da molti anni, caduti durante una ascensione nei dintorni ed i cui corpi non erano mai stati trovati. Di essi si fantasticava che qualche alpinista li avesse rivisti nelle sere di tempesta sul ghiaccio sotto il Monte Disgrazia e che addirittura fosse stato guidato da loro a trovare una via d'uscita tra i seracchi. Sul suo corpo, sopra il sacco a pelo in cui era avvolto, era stata deposta con cura, quasi con amore, una vecchia coperta. Da dove veniva e chi l'aveva posta? Gli uomini del soccorso alpino invece di toglierla la imbragarono con lui nella barella e la coperta sventolò al partire dell'elicottero come una bandiera. Il volto di Fritz aveva un'espressione rapita e felice. Aveva raggiunto in cielo la sua Inge e i suoi compagni della cordata scomparsa che aveva anch'essa trovato la pace e non apparve più a nessuno da quel giorno.

Luciano Musselli