15 chilometri di dolore
PIEVE ALBIGNOLA. Quindici chilometri, dalla parrocchiale di Garlasco al cimitero di Pieve Albignola, dove c'è la tomba della famiglia Poggi. Tanto è durato l'ultimo viaggio terreno di Chiara. «Vado al camposanto con sua mamma», ha detto Alberto ieri, uscito dalla chiesa. Lasciando l'abbraccio della sua, di madre, che ha protetto l'unico figlio con rabbia da ogni estraneo che si avvicinava. Era con lui anche l'altra notte, quando è uscito dalla caserma di Vigevano, sentito una seconda volta dai carabinieri. Ieri dopo il funerale Alberto Stasi è salito in auto con i genitori della fidanzata morta, sul sedile posteriore con Marco, il fratello di lei. La processione di macchine è partita lentamente verso Dorno, Scaldasole e Sannazzaro, fino a Pieve.
Davanti alla tomba di famiglia, Alberto è tornato fra le braccia della mamma. Singhiozzando quando qualcuno si avvicinava a salutarlo, nel breve spazio pavimentato di ghiaia fra le cappelle di famiglia e i colombari. Gli occhi azzurri sempre più cerchiati, disorientati, in cerca di un punto dove guardare. Vicine a tratti l'una all'altra le cugine gemelle: Paola che camminava con le stampelle, Stefania dietro gli occhiali da sole, le palpebre pesantemente truccate. In lacrime incontenibili la zia Maria Rosa, la prima - dopo Alberto che ha trovato il corpo - ad arrivare in via Pascoli dopo che la cognata Rita, dalla montagna, le ha telefonato lunedi scorso: «Ha chiamato Alberto, Chiara è morta. Vai subito a vedere». Entrata la bara al cimitero, don Giorgio ha dato l'ultima benedizione.
Il feretro ha raggiunto la tomba della famiglia Poggi. Tolto il cuscino di rose di Alberto, tolti i fiori dei genitori di Chiara, la cassa è stata tumulata. Rumore di mattoni e calce, colpi al cuore per i famigliari.
I parenti hanno chiesto ai giornalisti di allontanarsi. Di uscire dal cimitero dove stavano salutando la ragazza modello dai grandi occhi celesti, laureata con lode, dolce e serena come un cielo senza nuvole. Che il parroco ha affidati alla Madonna, «perché vegli su di lei». Davanti alla tomba di Chiara, morta a 26 anni, è iniziata un'altra processione di amici - molti ragazzi - per abbracciare il fidanzato e i genitori di Alberto e Chiara. Che a detta di tutti, fino a una settimana fa vivevano una, almeno apparentemente, solida storia d'amore. Con dei progetti per il futuro, dopo la laurea di lui - due anni più giovane di Chiara - prevista in settembre alla Bocconi di Milano. Invece, lui ha raccontato ai carabinieri che lunedi mattina Chiara non gli rispondeva al telefono. E' andato a vedere a casa di lei, l'ha trovata in fondo alle scale, con la testa fracassata, in mezzo al sangue. Non l'ha neanche toccata. E' andato di persona alla vicina caserma di via Dorno, ad avvertire i carabinieri. Solo davanti alla caserma ha chiamato il 118. Fino al mattino dopo, ha ricostruito a ripetizione la serata di domenica passata con Chiara, la loro vita insieme, il ritrovamento del corpo. Ieri al cimitero, stringendo forte un 'amica, ha detto soltanto: «Ormai se n'è andata».