«Siamo grandi, il Dante chiude»
PAVIA. «Quando venderete il bar lo comprerò io. E ci farò un museo». Lo aveva detto Max Pezzali ai fratelli Sacchi, i gestori del bar Dante di viale Ludovico il Moro. Tra meno di un mese il locale chiuderà. Ma Max non lo sa. «Tanta amarezza e tanti ricordi», racconta Giovanni, uno dei fratelli. Il bar acquistato 24 anni fa dal padre Dante è un simbolo della città: cantato dagli 883, centro di ritrovo serale, ex Juventus club. Ora le liti con i vicini per i rumori serali hanno fatto decidere per la vendita: è un ciclo che si chiude.
«Se ripenso a quello che ho vissuto qui, mi viene una gran tristezza». Giovanni Sacchi, suo fratello Massimiliano e il socio Luca Aloni gettano la spugna. Il bar Dante chiude. E' stato il teatro di tifo sfrenato durante le partite della Juve, il ritrovo di tante compagnie, il primo locale ad avere la televisione con il satellite per vedere i videoclip. E poi ha ispirato tante canzoni del cliente e amico più famoso, Max Pezzali. Un pezzo di Pavia abbassa la serranda.
«Ci siamo stufati, forse siamo cresciuti», dice Giovanni. Troppi i litigi con i vicini e con l'amministrazione: «Abbiamo collaborato con tante iniziative. E questo è il modo in cui il Comune ci ripaga». Giovanni è amareggiato. Da un paio di anni ha problemi di dispute: troppo rumore fuori dal bar e obbligo di chiusura notturna. Il locale si è reinventato come bar diurno vegetariano, unico in città. Ma non è la stessa cosa.
«Stessa strada, stesso posto, stesso bar, stessa gente che vien dentro consuma e poi va», cantava Max in una delle sue canzoni più famose. E proprio in quel bar c'era sempre la stessa gente: «Tante compagnie, almeno 7 o 8, si riunivano qui prima di andare in discoteca - raccontano i fratelli -. C'erano sempre un centinaio di persone qui fuori». Si conoscevano tutti «giovani e pensionati, poveri e ricchi, italiani e stranieri, quelli di destra e quelli di sinistra». Una grande famiglia. Raccontata dall'amico cantante. Che però non sa nulla: «Se Max sapesse della nostra decisione farebbe di tutto per impedircelo».
L'amarezza lascia posto ai ricordi: «Tutta la notte in giro, ci siamo divertiti». Per questo Giovanni, Massimiliano e Luca lasciano con un sorriso. E con un grazie: «Ai pavesi, a tutti quelli che sono passati di qui». E a un cliente speciale: «Giorgio Ardemagni, che aveva capito tutto». Luca ha una palestra con l'ex pugile Vincenzo Belcastro. Giovanni resterà nel campo della ristorazione vegetariana. Quando hanno iniziato l'attività, in zona dicevano: «Dureranno tre mesi». Sono passati venti anni.
Maddalena Montecucco