Sciopero fiscale, Bossi resta solo
ROMA.«Facciamo lo sciopero fiscale, paghiamo alle Regioni invece che allo Stato». E' Ferragosto, c'è Miss Padania in pedana, Umberto Bossi, leader della Lega provoca: «Bisogna trovare qualcosa di forte, perché la gente vuol mandare via Prodi». Di tutti gli alleati della Casa della Libertà solo Forza Italia si mostra possibilista, gli altri respingono la proposta e accusano Bossi di voler indebolire la Cdl. Dalla maggioranza è un coro di giudizi secchi: «Proposta irricevibile», «Indegna», «Antidemocratica», «Non perde né il pelo né il vizio», «Illegale».
Si segnalano due sfasature, a destra e a sinistra. «Non mi unisco alla lapidazione di Umberto Bossi e Valentino Rossi - dice Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività produttive della Camera - La secessione fiscale non la fa il leader della Lega, ma la fa Visco. La politica fiscale del governo spaventa i cittadini, gli artigiani, i piccoli imprenditori». «L'ondata di attacchi che dal centrodestra piovono su Bossi - dice Francesco Storace, La Destra - fa riflettere. Una coalizione seria non si impaurisce per le critiche da sinistra, ma si mette intorno a un tavolo e discute. Invece si demonizza un alleato senza rendersi conto che tocca temi veri».
Umberto Bossi davanti agli attacchi di An, Udc e Dc, non si scompone. «Gli alleati vanno e vengono - dice - La gente vuole a tutti i costi che Prodi vada a casa e questo è un mezzo. Io conosco la gente, gli alleati vanno e vengono, non sono molto sicuri, tranne Forza Italia gli altri oggi ci sono, domani no». A chi gli chiede se Silvio Berlusconi sia d'accordo con lui sullo sciopero fiscale risponde: «Non gliene ho parlato, quando ritorna dalla Sardegna vedremo».
In effetti Bossi, al contrario della proposta fatta da Gianfranco Miglio, ideologo della Lega, 15 anni fa, non chiama allo sciopero fiscale, ma al dirottamento delle imposte sulle Regioni. «Incitare allo sciopero fiscale - dice Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture - è una proposta insana. Non pagare i tributi che sono la fonte principale dello Stato oltre a essere illegale si ripercuoterebbe sugli stessi cittadini i quali sarebbero poi costretti a pagare di più. Non pagarle significa anche allargare la forbice fra ricchi e poveri». «E' positivo che anche nel centrodestra sia venuta una sonora bocciatura della proposta di Bossi sullo sciopero fiscale - dice Paolo Cento, sottosegretario all'Economia - Se Bossi vuole un federalismo moderno si confronti in Parlamento sulla proposta avanzata dal governo sul federalismo fiscale».
Ma è nel centrodestra che la proposta crea i maggiori malumori, con Udc e An che si smarcano in modo vistoso. «Irricevibile e inattuabile - dice Gianni Alemanno, An - e poi che vantaggio c'è a dare i nostri soldi a Loiero, Bresso e Bassolino?». «Non posso credere che Bossi abbia proposto lo sciopero fiscale. La politica si fa in un altro modo», rincara la dose Altero Matteoli, capogruppo di An al Senato. «Mi pare una follia - dice il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione - proporre lo sciopero fiscale è come dire che vogliamo la dissoluzione dello Stato. Dopodiché che succede? Come fa lo Stato a pagare i poliziotti che ci devono difendere dai criminali? Le tasse le devono pagare tutti, i centrodestra non può essere la casa degli evasori fiscali». «Lo sciopero fiscale? Si giustifica solo di fronte a governi autoritari. Quella di Bossi è una battuta a cui diciamo 'no"», chiude Gianfranco Rotondi, Dc.