Un piccolo borgo dove il tempo non passa
FORTUNAGO. Arrivare è facile, andarsene decisamente meno. Attorno ci sono i boschi, tra i viottoli del centro arte, storia, cultura e voglia di accogliere. Siamo a Fortunago, 482 metri d'altezza, attraversato a Sud dal torrente Ardivestra, a una ventina di chilometri dai caselli autostradali di Voghera (A21) e Casei Gerola (A7). A visitare il paese, recentemente inserito nel ristretto novero dei «Borghi più belli d'Italia», sono ogni weekend turisti di Milano e delle grandi città del Nord. Ad aspettarli trovano i 50 abitanti del borgo, che arrivano a 415 se s'includono quelli che risedono sull'intero territorio comunale. Lavoratori, contadini e custodi di antiche tradizioni, protetti da San Ponzo, il patrono, che si festeggia il 14 maggio.
Ma a Fortunago s'incontrano anche imprenditori pronti a scommettere su un particolare modello di marketing territoriale fatto di calore e familiarità. Passeggiando tra le sue stradine in un pomeriggio d'agosto, ci si trova catapultati in un'altra dimensione: il vivere slow. Le piante, i profumi e i colori del bosco diventano lo scrigno più prezioso, il tesoro da preservare. Tra un discorso e l'altro col sindaco Loredana Sgorbinie il suo vice Pierachille Lanfranchisi capisce il bisogno che c'è di mettere a sistema le piccole perle d'Oltrepo. Alcune sono li da vedere, dietro l'angolo. S'incrociano i resti di una rocca e di un antico tratto di mura, la chiesetta della seconda metà del Cinquecento, l'oratorio del XVII secolo, quello che una volta era il ritrovo di tanti bambini e ragazzi. Altri tempi. Tempi in cui le discoteche e le multisale non c'erano, di Milano si sentiva solo parlare di tanto in tanto, anni in cui a Fortunago vivevano molte più persone, perlopiù dedite all'agricoltura e all'allevamento. Oggi il borgo oltrepadano ricorda ancora quel piccolo mondo antico, grazie a un'opera politica e architettonica di valorizzazione di ciò che è stato. «Il segreto è non alterare il contesto - dice Lanfranchi -, non dimenticare che Carlo Cattaneo ci ha insegnato che 'il territorio è un immenso deposito di fatiche". Stiamo lottando con la Regione perché non scordi quanto conti sostenere i piccoli Comuni, come il nostro, per la tutela storico-artistica». A Fortunago si è fatto molto. Balzano agli occhi le abitazioni con facciate in pietra e i serramenti che sembrano proprio quelli dei secoli che furono. Il legno è rimasto un materiale di casa, lo ricordano anche per le panchine. Passeggiare lungo le strade in porfido è rilassante anche la sera, quando il sole lascia posto a un'illuminazione curata e soffusa. A dare un tocco di colore in più, a scaldare l'ambiente, sono le donne del borgo che con i loro fiori ammantano di tonalità e sfumature diverse l'intero paese. Quei petali sono la gioia degli insetti che dai campi di mele volano fin sopra i davanzali. Nel cielo gli uccelli si godono il panorama dall'alto per poi planare in mezzo alle vigne: a Fortunago vivono bene anche loro. Ma a camminare sotto il sole d'agosto vien caldo e anche sete. Il borgo risponde con una sorgente d'acqua li da assaggiare. Di quelle senza etichetta, fresca, la stessa che bevevano i Celti quando hanno fatto nascere il paese. Tutto è storia a guardarsi in giro, compreso il trittico a tempera su legno nella seicentesca chiesa di San Giorgio, con la tavola centrale firmata Pesina, databile XVI secolo. Ma tanti amanti dell'arte restano anche a bocca aperta quando osservano, nella lunetta sopra il portale, l'affresco dell'Annunciazione. Persino il municipio è storico, essendo stato ricavato da un'antica casa-forte. Il borgo oltrepadano racconta le gesta dei Celti, dei Longobardi, dei Liguri e dei Visconti. Ma soprattutto parla di un futuro turistico, di uno sviluppo sostenibile li da cogliere. Ci stanno provando gli operatori agrituristici della zona, con modelli e stili diversi. Fra gli esperimenti ricettivi più riusciti c'è quello di Lucia Rossotti e del suo agriturismo Cascina Casareggio. Negli anni'90 era una tenuta disabitata e cadente, un angolo dimenticato. Oggi l'intraprendenza dell'imprenditrice in rosa ha portato al compiersi di una metamorfosi: 15 camere, ristorante e vendita prodotti tipici, ma soprattutto è nato un laboratorio a cielo aperto che spalanca i cancelli a turisti, scuole e imprenditori. Molte altre sono le strutture turistiche che stanno crescendo, anche spinte dall'inclusione di Fortunago nella guida dell'associazione «Borghi più belli d'Italia». Il club, nato nel marzo del 2001 su impulso della consulta del Turismo dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), ha mosso dall'esigenza di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni che i piccoli centri italiani custodiscono. Paesi, per la grande parte emarginati dai flussi dei visitatori e dei turisti. Ora la tendenza sembra essersi lentamente invertita per la gioia di chi ancora abita in centinaia di piccoli borghi d'Italia che rischiano lo spopolamento e una conseguente scia di degrado. Per correre ai ripari Fortunago ha giocato anche la carta della cultura con «Fortunago in arte». A chi invece preferisce eventi ludici, con un occhio di riguardo alle tradizioni, pensa il consigliere comunale Celso Sgorbini. E' lui che in questi giorni, insieme a un'affiatata squadra di volontari, sta preparando la sagra di Ferragosto che mette d'accordo tutti i buongustai. Fortunago: un paese piccolo che ha imparato a pensare in grande, per farsi largo sul fronte turistico. Da un po' di tempo accedendo al sito Internet del Comune (www.comunedifortunago.it) i turisti stranieri hanno la possibilità di scaricare gratuitamente in pochi secondi una guida, in Inglese, utilissima per iniziare a conoscere, prima di visitarlo, l'antico borgo d'Oltrepo.
Emanuele Bottiroli