Basta con le ragazze schiave
Da mesi si parla di chiudere l'area industriale di Siziano per battere la prostituzione, ma c'è un errore di fondo: non si tratta di prostituzione ma di tratta, di donne trafficate, vendute e comprate come capi di bestiame.
I cancelli non fermeranno la tratta, le mamam sposteranno le ragazze in un altro posto, il problema diventerà di altri sindaci, di altri cittadini, di altre autorità, ma la tratta non si batte con i cancelli, la tratta si batte, in primo luogo con la presa di coscienza che esiste, che è di fronte a noi, che possiamo toccarla con mano. E' immorale ignorarla, occorre una ribellione civile, una ribellione assoluta contro la schiavitù. Questo è il tema, questo è l'argomento non la prostituzione.
Certo, c'è il che fare? Spostiamo le schiave o combattiamo contro i trafficanti di esseri umani? C'è da dare atto alle forze dell'ordine che negli ultimi anni hanno ben presente il problema, che mettono in campo ogni possibile risorsa per combattere la schiavitù sessuale delle ragazze di strada, ma non basta, e non basta perché la collettività «civile» non riesce a discernere tra prostituzione e traffico di donne, non prende consapevolezza del problema, non c'è appoggio sociale alla lotta contro la schiavitù.
Non sono certamente un moralista, la prostituzione rientra nella sfera individuale e se una donna o un uomo vogliono vendere il proprio corpo, non mi scandalizzo, ma mi fa orrore, cerco di combattere in ogni modo l'uso coatto del corpo di un essere umano.
La via d'uscita è indicata dalla legge, una caterva di anni di galera ai trafficanti e la possibilità agli schiavi di denunciare i trafficanti. I risultati? Deludenti, alla denuncia segue la sparizione della donna schiava, le procure sono impotenti, i trafficanti hanno poteri incredibili: il ricatto nei confronti dei genitori, una valanga di denaro da investire in avvocati e complicità, una rete di dissuasione e anche sono in pieno rilancio i riti di maledizione vodoo. C'è di peggio, di molto peggio, per rispetto ai lettori chiudo qui la descrizione degli orrori.
Le recenti circolari del ministro Amato sembravano una boccata di ossigeno, la possibilità di denunciare di essere sessualmente coatta ed uscire «dal giro» attraverso un percorso di socializzazione. In questo modo, sparita l'obbligatorietà della denuncia e dell'indagine penale, si poteva sperare in una uscita consistente di prostitute coatte. Anche qui risultati vicino allo zero, e questa volta per colpa delle istituzioni e delle associazione di accoglienza che hanno fatto orecchio da mercante. Perché? C'è lo chiediamo e continuiamo a cercare una risposta.
La legge e la successiva circolare di Amato danno potere ai Comuni, oltre che a una pluralità di soggetti, di prendersi in carico socialmente le schiave e di avviarle alle comunità di accoglienza. Quanti Comuni hanno operato in tal senso? Nessuno! E' più semplice mettere dei cancelli (anche se più costoso).
La schiavitù, specialmente quella sessuale, è un terribile fenomeno mondiale in paurosa crescita, non saremo certamente noi, piccoli uomini che ci improvvisiamo operatori sociali, ex clienti che hanno preso coscienza, amici delle schiave, fidanzati o mariti di ex schiave, che risolveremo il problema, ma vogliamo agire da coscienza collettiva, vogliamo portare il discorso sulla vera natura del problema, non la prostituzione, ma la tratta.
A Siziano non ci sono prostitute ma schiave! Prima ne prendiamo atto e prima incominceremo a risolvere il problema.
Gianni Ciurliacoordinatore del nodo Milano-Pavia Progetto la Ragazza di Benin Cyti
La voglia di un figlio
e l'amore senza calcoli
Anche noi come molti italiani abbiamo assistito a una trasmissione televisiva sulla legge 40 sulla fecondazione artificiale della donna. Abbiamo ascoltato le testimonianze di alcune mamme che hanno partorito tre gemelli (bellissimi) e le testimonianze di coppie che per avere la certezza di un solo parto e la garanzia del test di buona salute dell'ovulo, si rivolgono ad ospedali a Barcellona o a Istanbul.
Le prime ci sono sembrate mamme, tutto sommato, contente. Lamentavano solo l'assenza di aiuti alla famiglia (asili, sussidi, eccetera) e questa è una vergogna italiana.
Le altre coppie (più che disperate per dover andare all'estero con relativa spesa e disagi) ci sono sembrate psicologicamente isolate in una società che stenta ad identificarsi con le loro esigenze.
A priori non è facile intuire la soglia che divide la «semplice coppia» dai «genitori (aspiranti)».
Sognare di essere papà o mamma è una forma di innamoramento per un essere che ancora non c'è, per tutta la vita senza condizioni, senza «se» e senza «ma», comunque egli sarà, chiunque diventerà. L'esperienza di genitori dice che un figlio si intuisce e si sogna prima ancora di concepirlo e in ciò gioca un mix di amore, di curiosità e di semplice fiducia irrazionale nel futuro.
Nessun calcolo è possibile; è amore puro, viscerale, misterioso; la conoscenza viene solo dopo, con la convivenza e non scalfisce questo assurdo sentimento, vada come vada. E' una vera rivoluzione antropologica che si ripete miliardi di volte.
Una coppia che vuole un figlio lo cerca ovunque e quando lo trova scopre di amarlo da sempre, non si sogna neppure di scegliere, nè tanto meno di indagare sui condizionamenti cromosomici perchè l'incontro stesso è vissuto come un dono.
A questo punto, se possiamo farvi un augurio, è di uscire dall'isolamento, dobbiamo parlare, cercare il confronto con altre coppie; la nostra esperienza è stata di due figli naturali e poi una ragazzina adottata all'età di 11 anni e anche noi abbiamo vissuto i nostri momenti difficili; ora sono grandi e noi siamo nonni di una nipotina di 4 anni strepitosa.
Esperienze simili sono numerose a Pavia e possono aiutare ad uscire dall'isolamento chi i figli li vuole e al momento non li ha.
Michele e Marta VaccinaPavia
Pavia, queste le finalità
del circolo «Il Delfino»
Con riferimento all'intervento apparso il 7 agosto a firma del dott. Valerio Gimigliano riguardante la questione delle regole per le consultazioni elettorali, evidenziando la necessità di una nuova legge elettorale, occorrono doverose precisazioni: ciò che esprime il dott. Gimigliano va ascritto a sua personale convinzione, maturata, probabilmente, quale presidente del Centro Studi del circolo socio-culturale «Il Delfino» e non all'intera associazione, composta da liberi cittadini con le loro posizioni individuali che potrebbero anche non riconoscersi nella valutazione di stampo didattico assunta dal suddetto.
Il circolo socio-culturale «Il Delfino» ha finalità di arricchimento culturale e riempimento di spazi dedicati allo svago ed al tempo libero, perciò, organizza gite a sfondo culturale, conferenze e serate conviviali, non ha certamente posizioni di appartenenza politica o intenzioni di propaganda elettorale. Anzi è sua prerogativa statutaria di essere apolitico.
Alberto Bianchi Giuseppe Carrubba e Claudio Gambiniper il circolo «Il Delfino» Pavia
Tasse, siamo un po' tutti
come Valentino Rossi
In merito alla notizia relativa alla presunta evasione di Valentino Rossi è bene fare delle considerazioni. La prima, non mi stancherò mai di dirlo, è del tutto pacifico che stipendi milionari (di euro) per gente che corre in moto o appresso ad un pallone è dal punto di vista etico sbagliato a prescindere dai ritorni economici che questi personaggi possono portare.
Sicuramente l'ingaggio per la pubblicità della Tin per Valentino Rossi l'abbiamo pagato noi utenti. Ora se accettiamo il reddito ultramilionario di questi sportivi, allora questi signori devono accettare di pagare le tasse nel Paese nel quale vivono.
Ma la scelta di evadere le tasse ottenendo la residenza in un altro Stato (con una minore pressione fiscale) è intrinseco nel popolo italiano. Bisogna ammettere che noi italiani, di tutte le regioni, abbiamo nel sangue, chi più chi meno, l'idea di evadere, truffare, insomma di eludere le leggi, qualunque essa sia. Lo si è fatto per la cintura di sicurezza e chi può lo sta facendo con le tasse.
Non solo i liberi professionista, ma anche i lavoratori dipendenti nel momento in cui per ottenere uno sconto non si fanno rilasciare lo scontrino fiscale. E' evidente che chi evade maggiormente le tasse sono tutti le figure professionale che possono farlo agevolmente.
Il governo pare stia mettendo in riga i dentisti: speriamo ci riesca.
Il problema etico, l'idea di equità fiscale, l'idea di Stato in Italia pare non esista. Proviamo a pensare a che idea di impunità possa avere l'evasione di tasse (per esempio non richiedendo lo scontrino fiscale). Impunità totale. Al massimo si può finire in carcere, ma se si è fortunati si può finire in quello di Pavia da cui è facilissimo scappare, basta non prendere un treno a Piacenza e scendere a Bologna...
Massimo FoisPavia
Cosi il pianeta carcere
deve essere migliorato
Parlare di migliorare il carcere in un Paese dove l'impazzimento ideologico identifica la questione incertezza con la rincorsa al botteghino della sicurezza, in un Paese con la percezione delle proprie città tagliate a metà da furfanti e belligeranti antisociali, in un Paese dove ogni ruberia e sangue sparso all'intorno è il risultato di un buonismo inaccettabile, in un Paese dove le armate mediatiche drogano a piacere l'informazione, credo sia una battaglia di civiltà giusta, ma destinata a sbattere nell'ottusità del voto da non perdere a tutti i costi, quindi il rischio per chi condivide questo ideale è di finire con la minoranza, quella messa anticipatamente in un angolo.
Ma forse con coerenza, in punta di piedi, senza il bisogno di sbandieramenti, presunzioni, inni all'eroismo carcerario (penso davvero che in carcere non esistono eroi, ci sono solamente uomini sconfitti), occorre spostare la riflessione dagli inutili detriti intellettuali, e fare comunicazione, soprattutto prevenzione, ben sapendo che occorre fare rete e farlo insieme agli altri, quelli che non fanno acquartieramenti nelle prime linee, quelli che non si abbeverano nelle ideologie e nelle subculture.
Occorre farlo non per fornire risposte sbrigative, ma per tentare di sollevare qualche ulteriore interrogativo, che certamente non salva nessuno dal proprio destino, ma quanto meno pone sull'avviso.
Vincenzo Andraoustutor e responsabile Centro servizi interni Comunità Casa del Giovane Pavia