In dieci accusano don Gelmini
TERNI.Ci sono altri tre testi che accusano don Pierino Gelmini (nella foto) . A quanto si è appreso da indiscrezioni, le loro dichiarazioni sono state raccolte nei giorni scorsi e portano a dieci il numero dei testi d'accusa. Il sostituto procuratore di Terni, Barbara Mazzulo, anche ieri era al lavoro.
Ma non è stato possibile sapere se stia lavorando sulle carte di questa inchiesta, dal momento che per le ferie del procuratore Carlo Maria Scipio fa capo a lei il controllo di tutta l'attività della procura. A quanto si era appreso dalle indiscrezioni raccolte nei giorni scorsi e dalle poche dichiarazioni delle fonti ufficiali, l'indagine era già considerata dagli inquirenti praticamente conclusa anche se l'orientamento del pm sarebbe stato di attendere la fine del periodo feriale, che blocca la decorrenza dei termini processuali, per depositare, dopo il 15 settembre, l'atto di chiusura delle indagini e la probabile richiesta di rinvio a giudizio. Circola però anche l'ipotesi che in tempi stretti il magistrato possa invece avanzare una richiesta di provvedimenti che limitino la libertà d'azione del sacerdote, soprattutto per il timore di inquinamento delle prove.
L'avvocato di don Gelmini, Lanfranco Frezza, ha definito «fantasie non credibili» il racconto riportato da Repubblica che Michele Iacobbe, uno degli accusatori del sacerdote, ha fatto dal carcere di Teramo («mi toccava, mi palpava e io non potevo dire di no»). Frezza, che aveva assistito all'interrogatorio cui nel maggio scorso don Gelimini era stato sottoposto negli uffici della procura della repubblica di Terni, ha detto anche che era già a conoscenza del tenore di quelle accuse. Per quanto riguarda la eventuale nomina di un altro difensore dopo la rinuncia di Franco Coppi, Frezza ha detto che se ne riparlerà a settembre.
Dopo le polemiche dei giorni scorsi, il fondatore di Exodus, don Antonio Mazzi, lancia al sacerdote accusato di abusi sessuali, dalle pagine del settimanale Vita, un messaggio distensivo: «Caro don Gelmini, basta guerre, ripensiamo l'idea di comunità». «La tradizione educativa italiana - dice don Mazzi - è fatta di modelli diversi; sfruttiamo l'attenzione mediatica per rimettere sul tavolo un serio confronto su questa indispensabile forma di aiuto».