Pechino si prepara ai Giochi tra le polemiche

PECHINO. Tra un anno il momento della verità, con l'apertura della 26ª edizione dei Giochi Olimpici a Pechino. Le celebrazioni dei 365 giorni al via, tenute ieri su piazza Tiananmen, con 10mila invitati e moltissimi cittadini nelle strade circostanti, sono state sontuose. Come il governo, lo Stato e il Partito comunista cinese sperano che i giorni tra l'8 e il 24 agosto 2008 siano decisivi per il futuro del Paese.
I giorni delle gare - si spera - dovrebbero sancire una volta per tutte la fine dell'isolamento della Cina e il suo ingresso nella comunità internazionale.
Ballerine in piazza per il via al conto alla rovescia (-365), cantanti, attori... ma nulla è riuscito a nascondere le ombre che ancora gravano sulle Olimpiadi di Pechino, e sulla voglia della Cina di prendere il suo posto nel mondo. Primo problema tra tutti, l'inquinamento. Il diplomaticissimo presidente del Cio (il Comitato olimpico internazionale), Jacques Rogge, non ha nascosto che lo smog - proveniente dall'uso del carbone, dalle automobili e da una posizione geografica infelice - potrebbe portare al rinvio di alcune delle gare: «per alcuni sport come il ciclismo, potrebbe essere un problema» ha detto ai microfoni della Cnn. «Non è la prima volta che i Giochi sono di fronte ad una sfida di questo tipo» ha aggiunto Rogge ricordando le difficili situazione ambientali di Los Angeles, Seoul e Atlanta.
Ieri un pallido sole è spuntato sulla capitale, che per due settimane era stata avvolta in una cappa di smog giallastro che ha reso impossibile la visita delle opere olimpiche che segneranno il volto della Nuova Pechino - in primo luogo il nuovo stadio da 91mila posti, e la piscina olimpica.
Il sindaco della metropoli Wang Qishan e il leader del Partito comunista Liu Qi hanno invitato il mondo a visitare la loro città, incuranti delle critiche che gli sono state rivolte nei giorni scorsi dalle organizzazioni umanitarie. Tutte, da Amnesty a Human Rights Watch passando per il Commitee for protection of journalists, hanno affermato che la Cina non ha mantenuto fede agli impegni presi nel 2001, quando gli furono assegnati i Giochi e quando promise una completa libertà di movimento» ai giornalisti cinesi e stranieri. Tutte hanno ricordato i 25mila prigionieri politici, mentre sette attivisti filo-tibetani - sei stranieri e la tibetana Tethong, leader degli Students for a free Tibet - sono stati fermati dalla polizia dopo aver dato vita a proteste clamorose ma civili, e non si hanno notizie della loro sorte. La questione dell'autonomia del Tibet è stata sostenuta da manifestazioni in tutto il mondo e anche a Roma.
Da anni poi la Cina detiene il triste primato delle esecuzioni capitali, con più di 1.000 persone giustiziate ufficialmente nel 2006. Ma secondo Amnesty International la cifra reale si aggira tra i 7.500 e gli 8.000 condannati messi a morte per reati che vanno dall'omicidio alla corruzione.
Un'altra piaga è quella del lavoro minorile. Secondo il governo cinese, i bambini costretti a lavorare in Cina sono almeno mille, ma per le organizzazioni umanitarie sono molti di più. E i bimbi sono stati sfruttati anche nella preparazione delle Olimpiadi.
Negli ultimi anni Pechino è stata anche accusata di proteggere regimi - come quello del Sudan coinvolto nella tragedia del Darfur - pur di proteggere i suoi interessi economici.