Letta contro il leaderismo
ROMA. «Walter Veltroni è quello che già ora raccoglie più consensi. E il consenso è la chiave del successo». A due mesi dalle primarie e nel giorno in cui il Coordinamento nazionale del Pd fa partire la campagna promozionale con i primi volantini che verranno stampati in un milione di copie e distribuiti su tutto il territorio, Massimo D'Alema conferma la sua preferenza per il sindaco di Roma ed invita i giovani a combattere per il loro futuro. «La nostra generazione» dice il vicepremier in una intervista a Gente «ha lottato a partire dal '68 e, nel bene e nel male, si è fatta rumorosamente strada».
La corsa per la guida del futuro partitone del centrosinistra fa registrare continue punture di spillo tra gli esponenti della Quercia e della Margherita ed anche ieri le polemiche non sono mancate. Paolo Gentiloni, il ministro delle Comunicazioni che non esclude la formazione di una «lista Rutelli», accusa i Ds di essere «troppo gelosi della loro identità». La risposta della Quercia è affidata al responsabile organizzazione del partito, Andrea Orlando, per il quale «sarebbe tempo di mettere fine a pretestuose e inutili polemiche su presunti apparati o nomenclature o spartzioni che non ci sono».
Sulla questione ieri è intervenuto anche Enrico Letta. Parlando a Macerata, il sottosegretario alla presidenza del consiglio e candidato alla guida del Pd ha ripreso la polemica sulla «candidatura unica» di Veltroni ed ha spiegato che il Partito Democratico non deve identificarsi con un leader perché il rischio è quello della «berlusconizzazione». «La competizione, se virtuosa, rafforza il partito nascente che altrimenti finirebbe per essere sempre identificabile con il suo leader e dunque personalistico come nel caso di Berlusconi» spiega Letta, per il quale il Pd dovrà avere lunga vita. «Il Partito Democratico nasce con l'obbligo di mescolarci tra di noi. Stiamo costruendo un partito che ha l'ambizione di durare per i prossimi venti anni, non per i prossimi due mesi. E quindi» precisa il sottosegretario Dl «va fatto bene». Il sindaco di Roma, per il quale il Pd «rinnoverà la politica» e Prodi «sta operando bene», si dice che sia preoccupato dalle manovre che si nasconderebbero dietro la sua candidatura e quella di Enrico letta ma questo timore non allarma Rosy Bindi. «Veltroni» risponde il ministro per la Famiglia e unica donna in corsa per la segreteria «dovrebbe ringraziarci perché con tante candidature la competizione è diventata più vera e più interessante».
La campagna promozionale del Pd ha preso il via ieri con la presentazione dei volantini e delle «minischede» (pieghevoli di forma quadrata a tre facciate) che contengono le indicazioni pratiche per la presentazione delle candidature e per il voto. (g.r.)