I garanti bocciano il ricorso di Pannella
ROMA.I garanti del partito democratico, presieduti da Virginio Rognoni, hanno respinto unanimi il ricorso di Marco Pannella, decidendo che non può concorrere alla carica di segretario. Pannella non ha intenzione di mollare la presa e spera in un solo appello al tribunale, perché sospenda le primarie del partito. Antonio Di Pietro, che non aveva fatto ricorso per la propria candidatura, ha commentato la decisione su Pannella, parlando di «spiacevole conferma».
Le motivazioni dei garanti sono semplici e di tono rispettoso. Prima obiezione: sia il partito radicale che la Rosa nel pugno non hanno condiviso il processo costitutivo del Pd, un partito che «nasce dall'Ulivo». Secondo rilievo: si sono presentati alle elezioni in modi distinti e concorrenti rispetto al progetto dell'Ulivo-partito democratico, anche se hanno partecipato con efficacia e lealtà alla maggioranza di governo.
I garanti ricordano il percorso del Pd: gruppi dell'Ulivo in parlamento; il manifesto per il nuovo partito; nascita spontanea dei comitati; i congressi che hanno deciso lo scioglimento delle formazioni esistenti; l'elezione della costituente e del segretario nazionale del partito. Conclusione: spirito e lettera del regolamento rendono impossibile dichiarare l'ammissibilità della candidatura di Pannella.
La decisione di ricorrere al tribunale civile è allo studio del legale dei radicali, Giuseppe Rossodivita. Pannella ha accennato all'utilizzazione dell'ex articolo 700 del codice «per tutelare un bene da un male». Sembra un ricorso molto problematico, ma serve comunque a tenere il problema Pannella in primo piano. Si rivolge ai dissidenti dei due partiti che si fondono, per dire che hanno lasciato troppo presto l'idea di cambiare le cose nel Pd, che rischia di nascere «putrefatto».
Di Pietro non ha fatto ricorso per evitare polemiche e per «non forzare un matrimonio che, generalmente, si fonda sul valore di entrambi i soggetti». Ha detto di guardare «con rispetto» al Pd, ma lo critica perché è chiuso «nei propri steccati». La motivazione politica è che Idv sarebbe entrata nel Pd per portarvi idee liberali e operare un taglio netto nella coalizione «sbilanciata verso sinistra».
Sorridendo, Rosy Bindi ha detto, a proposito di Pannella: «Meno male che ci sono i garanti». Si è rammarica, perché, da candidata, le sarebbe piaciuta «la competizione con Pannella, Bonino, Di Pietro». Ma, in termini di progetto politico, «mi interrogo se avessero potuto convergere le nostre idee di Pd». Sul no dei garanti, ha sostenuto che le esclusioni sono avvenute «con criteri poco formali e oggettivi, che dunque lasciano insoddisfatti».
Quanto alla propria candidatura, ha detto di non avere nulla contro gli altri concorrenti: «Dico soltanto che sarei un segretario del partito migliore di loro».
Silvio Berlusconi mette bocca sulla vicenda del Pd, rivelando di temerne gli effetti. Parla di «operazione di vertice» e di «sfida tra apparati». Ma gli altri aspettano che anche lui faccia un congresso, dove si voti tra concorrenti.
Renato Venditti