Senza Titolo

Mettendo adagio a fuoco il binocolo, e badando bene a restare acquattato tra i cespugli, l'uomo dalla sciarpa blu al collo disse: «Ci siamo. Dovremmo esserci».
«Oui», rispose il suo compagno, come lui disteso nell'erba bagnata; era magrissimo, pelle e ossa.
«Parla italiano, stupido!»
«Mais nous sommes tout seuls!»
«Si, ma parla italiano lo stesso!, quante volte te lo devo dire? Si» riprese l'uomo dalla sciarpa blu dopo aver guardato a lungo con il binocolo «il posto è questo».
«Sentinelle?»
«Non ne vedo. Qualche operaio... tre, anzi quattro...una dozzina di operai» e l'uomo dalla sciarpa blu mosse lento il binocolo, scrutando l'aspra collina rivestita di faggi e di giovane abeti «Un soldato, là... eh, più d'uno. Eccoli. Del Genio. Senza fucile, però. Hai controllato?» chiese. L'altro guardò la carta topografica che aveva tra le mani: «Si, si. Tutto a posto».
«Andiamo, allora».
Si trassero indietro, cautamente, strisciando a terra, per alzarsi quando furono tra gli alberi del bosco alle loro spalle. Di là non vedevano più il luogo guardato con tanta attenzione.
«Dammi la carta».
«Ho segnato tutto, ti dico!»
«Si, ma poi voglio controllare». L'uomo dalla sciarpa blu prese la carta e la mise in una tasca: «La tengo io, questa. Andiamo».
Scesero dall'altura con calma, come tornando da una passeggiata; raggiunsero la strada sterrata e piena di buche, che seguiva un torrente dall'acqua tumultuante e gialla per le piogge che erano cadute per tutta la notte. Camminarono per un paio di chilometri. Non c'era assolutamente nessuno, non si vedeva nemmeno un casolare. Pareva una zona abbandonata. Cielo grigio. Rumore del torrente, niente altro. Non una parola tra i due. In una radura, attendeva un calesse sul quale, fumando una sigaretta, stava quasi disteso un terzo uomo. Quando li vide saltò giù e gli andò incontro: «Tutto bene?» chiese. «Si» rispose l'uomo dalla sciarpa blu «E qui? S'è fatto vedere qualcuno?»
«Nessuno».
«Andiamo».
Il calesse parti. Fu a Voghera dopo un paio d'ore. L'uomo dalla sciarpa blu s'affrettò al Telegrafo.

«Ch facciamo? Torniamo a Pavia?» «Non abbiamo più niente da fare, là».
L'uomo magrissimo sogghignò, alzando il volto dal piatto colmo di ravioli: «Be', di cose, ne abbiamo fatte, no?» disse.
«Si, fatto anche qualcosa di molto stupido! Te ne ricordi?»
«Uh, ancora con quella donna!».
«Ci hai fatto perdere un sacco di tempo. Avremmo già finito, o quasi».
«Già, e se non ti fossi fatto mettere in prigione per tutto un pomeriggio, avremmo finito ancora prima!». L'uomo magrissimo aveva la bocca imbrattata di sugo rosso. Riprese: «Quanto alla donna... doveva aver capito certe cose. Sospettato, almeno. E poi, guarda» e si sfiorò con la mano un'anca «con questo, non s'è accorta di nulla».
«E se la trovano?»
Il terzo uomo intervenne quietamente: «Finitela» ma l'uomo magrissimo diceva: «E chi la trova?, chi la riconosce?»
«Giusto» fece il terzo uomo. Quello dalla sciarpa blu mormorò disgustato: «Va bene, va bene. Ma come hai fatto a...»
«Per i capelli? Si fa svelto. Un giorno ve lo insegno». Un sorriso orribile, e l'uomo magrissimo bevve, si passandosi poi il tovagliolo sulla bocca: «Buona, ‘sta roba, eh? Padrone» e si rivolse all'albergatore «brava, la cuoca!»
«E' mia moglie» rispose orgogliosamente quello.
«Proprio non ce la fai a mangiare e tacere?» disse tra i denti l'uomo dalla sciarpa blu «Che bisogno hai di farti notare? Quante volte t'ho detto che...»
«Con la faccia che ha lui» sogghignò il terzo uomo «lo notano in ogni caso».
«Già, e notano te perché sei bello, vero?»
Continuarono a mangiare in silenzio; il terzo uomo chiese dopo un po': «Allora, per quando è?»
«Stanotte portiamo la roba al posto giusto. E poi, si fa».
Venne al loro tavolo, sorridente e pieno di zelo, il padrone dell'albergo: «Questi ravioli» disse «li fa mia madre, alla vecchia maniera. Mia moglie, poi, li cucina».
«Ah, brava, bravissima» fece l'uomo dalla sciarpa blu.
«Eh, si. Ce la mette tutta. Loro signori» seguitò quello, riempiendo intanto i tre bicchiere «sono forestieri?»
«Di Roma» rispose pronto l'uomo dalla sciarpa blu.
«Roma! Siete i secondi signori, di Roma, che vengono al mio albergo! Roma! La capitale! Eh!...» e l'albergatore se ne andò parlando da solo.
«Visto?» fece l'uomo magrissimo «Adesso sa che siamo di Roma». E dopo un po', a bocca piena: «E una volta fatto il lavoro?».
«A Genova» mormorò l'uomo dalla sciarpa blu «E poi a casa, a riferire».
«E a prendere i soldi» ridacchiò l'uomo magrissimo. Il terzo uomo ammiccò: «I soldi, sei solo buono a perderli, tu».
«Eh, non t'è mai capitato di perdere una moneta?».
«Un napoleone d'oro, mai. Se poi l'hai perso davvero».
«Che cosa vuoi dire?» ringhiò l'uomo magrissimo.
«Smettetela di fare gli idioti!» intervenne severo l'uomo dalla sciarpa blu. «Lo sa Dio» seguitò, tra i denti «chi vi ha arruolato!»
«Che ne dici?» disse beffardo il terzo uomo «non sarà che di tipi come lui» e accennò all'uomo magrissimo «ce ne sono pochi? E che di cugini come me ce ne sono ancora meno?».
( 23, continua)
Tutte le puntate sono pubblicate sul sito www.laprovinciapavese.it
Elaborazione grafica Studio Galli Nidasio Il detective Beolchini incontra l'amico Siro con cui commenta l'omicidio della misteriosa donna del bosco e del Bec, entrambi uccisi dalla stessa arma.