Pensioni basse, gli aumenti sono legge
ROMA. Con 161 si, 154 no e un astenuto (Giulio Andreotti), il governo incassa la fiducia sul decreto che redistribuisce le risorse del cosiddetto 'tesoretto". Il soccorso dei senatori a vita questa volta non è stato necessario perché tutti gli eletti dell'Unione, compresi i dissidenti Turigliatto e Rossi, hanno votato a favore e il centrosinistra ha potuto raggiungere la maggioranza politica, ossia 158 voti. Il si di Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro e Rita Levi Montalcini è stato dunque solo aggiuntivo. Romano Prodi in serata ha scritto una lettera alla sinistra della coalizione, che promette di mobilitarsi a settembre, per spiegare che le misure sul Welfare non vanno giudicate come qualcosa da cambiare «comunque».
Nel lungo messaggio, il premier distingue tra sinistra «radicale» e «popolare», parla come capo dell'Unione e «presidente del Partito Democratico», invita a superare le divisioni nell'Unione e ribadisce che il governo «merita fiducia» perché ha fatto delle scelte «popolari».
«Vorrei davvero che in autunno ci fosse quella mobilitazione di cui si parla, portando si le vostre istanze, l'oroglio popolare, gli stimoli e naturalmente anche le critiche. Ma ricordando che questo governo merita fiducia perché in soli 14 mesi» scrive Prodi «ha rimesso a posto il debito, vede ripartire l'economia e tutelare i consumatori grazie alle liberalizzazioni, non teme giudizi europei e internazionali, combatte la propria guerra alle guerre e si batte per la moratoria sulla pena di morte». L'apertura del dialogo viene valutata «positivamente» dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Prc), che tuttavia sottolinea le «differenze di valutazione» con il premier rispetto all'operato finora svolto dal governo. Critiche che coinvolgono anche e soprattutto le annunciate misure che il governo ha previsto a favore degli industriali. «C'è ancora troppa gente che sta grosso modo come prima rispetto alla precarietà, alle pensioni basse, alla casa. E' verso questi settori della società che vanno spese più risorse, invece che regalarle a Montezemolo per ridurre le tasse» precisa Ferrero.
Ma ieri per il governo è stata la giornata dell'autosufficienza al Senato e la maggioranza politica raggiunta sul decreto che ripartisce l'extragettito fiscale e prevede aumenti per le pensioni più basse ha rappresentato una vittoria piena per l'Unione. La Cdl, che per tutto il giorno ha continuato a bersagliare i senatori a vita, si è trovata senza argomenti ed anche lo «schiaffo» di Giulio Andreotti (che ha annunciato la sua astensione perché non gli è piaciuto affatto l'intervento di Prodi sulla Chiesa e gli evasori fiscali) non ha avuto conseguenze sul voto finale. Il premio Nobel Rita Levi Montalcini, sempre oggetto di attacchi da parte del centrodestra ogni volta che mette piede al Senato per votare, è stata festeggiata con torta e spumante nell'ufficio della capogruppo dell'Ulivo, Anna Finocchiaro. La singolare connessione che Andreotti ha stabilito tra il voto di fiducia sull'extragettito e l'auspicio di Prodi a che, nella predicazione cristiana, sia raccomandato il dovere fiscale non è invece piaciuta a più di un senatore dell'Unione. L'opposizione continua comunque a sperare in una resa dei conti tra la sinistra radicale e quella riformista e non rinuncia a parlare di un «governo dei senatori a vita».