«La colpa non è degli impianti di biodiesel» Gli agricoltori "salvano" l'industria nascente
VOGHERA.In Europa i rincari dei prezzi alimentari non possono essere attribuiti allo sviluppo dei biocarburanti e all'utilizzo a fini energetici dei prodotti agricoli comunitari: l'ufficio studi di Coldiretti non ha dubbi e il responsabile d'area per l'Oltrepo, Paolo Culacciati, conferma. «L'introduzione entro il 2020 di una quota del 10 per cento di biocarburante nel sistema di trasporto europeo potrebbe garantire una via sostenibile senza compromettere il mercato alimentare e dei mangimi - spiega Culacciati -. Gli allarmi lanciati in Italia sono pertanto inconsistenti. tanto più che nel nostro Paese si registrano pesanti ritardi nello sviluppo di energie alternative provenienti dalle coltivazioni agricole e non c'è neanche l'ombra di biocarburanti nei distributori». Nel bacino d'Oltrepo, però, ci sono già tre progetti per impianti di produzione: a Zinasco, Mezzana Bigli, Tortona: impianti che non solo assorbiranno gran parte della produzione di mais e cereali del territorio, ma che sono stati realizzati lungo snodi ferroviari proprio per rendere possibile l'arrivo di materia prima dall'estero. E' un dato di fatto, quindi, che la produzione locale non basterà a soddisfare le esigenze dell'industria. «Secondo la Commissione Ue - replica una nota di Coldiretti - il fabbisogno italiano potrebbe essere soddisfatto in gran parte con un aumento dell'1 per cento annuo delle rese, per un valore di 38 milioni di tonnellate. Altri 14 milioni di tonnellate potrebbero essere ricavati attraverso la messa a coltura di superfici attualmente a riposo, mentre il resto verrebbe importato da Paesi terzi. Globalmente, inoltre, si dovrebbe arrivare nel 2020 ad una superficie di 17,5 milioni di ettari coltivati a biocarburante».