Per Cavallaro deciderà Siena
VIGEVANO. «Come ci si sente»? E' la domanda che tutti gli appassionati di pallacanestro vigevanesi vorrebbero fare a Mirko Cavallaro. Un mese fa era dato vicino a Jesi, LegaDue, poi il suo nome nella roulette del mercato estivo è finito nel roster di Livorno, sempre LegaDue, ma negli ultimi giorni è stato accostato a Omegna, squadra di B1, con aspirazioni simili a Vigevano. Poi ci sono Atri e Ferentino, che si sono fatti avanti nelle ultime ore. «Perché non rimane a Vigevano?», chiedono molti tifosi. B1 per B1 a Cavallaro conviene stare nella sua città.
Si parla, si sparla, ma l'unico che non ha ancora detto niente è il diretto interessato, il cui cartellino, non va dimenticato, appartiene ancora alla Mens Sana Siena. Se fosse il protagonista di un film Mirko Cavallaro sarebbe «Il cestista di Vigevano», un giocatore legato a doppio filo con la città che gli ha dato i natali. Negli ultimi anni non c'è stato nessun atleta che non sia stato vicino alla città come lo è stato lui. E' arrivato due anni fa, è rimasto quando la società era in serie difficoltà, quando era in gioco la salvezza e nonostante in quella squadra fosse riserva di Paoli e Ferrari. Nella passata stagione ha avuto un rendimento altalenante, ma alla fine è stato ancora decisivo ai play out con Atri. Ora che c'è lo sponsor, Miro Radici Finance, colosso dell'energia e dell'industria tessile, e forse ce n'è un altro, la birra Corona, ora che coach Furio Steffè in panchina stravede per lui, Cavallaro se ne va. «Io ho avuto fortuna in questi tre anni a restare a Vigevano - dice Cavallaro - a Siena non erano d'accordo. Avevano provato a non farmi rimanere, ma l'anno scorso è prevalsa la mia volontà di rimanere a Vigevano. Quest'anno hanno insistito per farmi cambiare. Io ho un contratto professionistico con Siena, ma ho comunque preso in considerazione a lungo l'idea di rimanere a Vigevano». L'ipotesi Legadue per la guardia vigevanese non è tramontata. «Sto ancora aspettando - continua Cavallaro - delle risposte da Imola, Livorno e Jesi. Io capisco che un tifoso possa pensare che piuttosto di andare a Omegna sia meglio rimanere a Vigevano. Il discorso fila liscio. Per questo motivo ho rifiutato di andare a Gragnano o in altre squadre di B1. La mia situazione si intreccia con le scelte societarie di Siena, i cui dirigenti sento ogni giorno. Per me, inoltre, non è facile nemmeno pensare di rimanere tutta la vita in B1». Giocare per i colori della propria città può essere la sensazione più bella per un giocatore, ma può anche diventare una gabbia, «Quando ho detto che l'emozione più grande è vedere la curva di Vigevano dopo un canestro - continua Cavallaro - è una cosa vera. Lo penso ancora. Però nella passata stagione ho avuto dei momenti in cui un mio errore che magari danneggiava la squadra mi pesava il doppio. Quando si veste la maglia della propria città e le cose vanno bene la gioia è doppia, ma se vanno male il dispiacere è il triplo. Quando giocavo male mi sentivo come un chirurgo che operava un proprio parente. Una brutta partita lontano in una squadra che non sia Vigevano la assorbo in un giorno, con la maglia gialloblu in cinque. Mi spiacerebbe per questo tornare al Palabasletta ed essere fischiato».
Andrea Ballone