Violetta e Alfredo, amore travagliato in collina

CASTEGGIO. Arriva la lirica al Festival Borghi e Valli dell'Oltrepo Pavese. Domani sera alla Certosa Cantù si potrà assistere alla rappresentazione (in forma scenica) della 'Traviata" di Giuseppe Verdi. Ne saranno protagonisti Daniela Stigliano, Filippo Pina Castiglioni, Omar Camata, Laura Messina, Paola Moroni, Ezio Pirovano, Daniele Biccirè, Lorenzo Batagion e il Coro Lirico Calauce. Sul podio, a dirigere l'Orchestra Lirico-Sinfonica della provincia di Lecco, Ennio Poggi.
Parigi, metà Ottocento. La bella e famosa mondana Violetta Valéry nel corso di un fastoso ricevimento incontra Alfredo Germond, che dopo un brindisi la invita a ballare, dichiarandole il suo amore. I due vivono felici in una villa fuori Parigi, ma Germond padre le chiede di porre fine alla scandalosa relazione, che minaccia di far naufragare il fidanzamento di un'altra sua figlia. Violetta accetta il sacrificio e parte, lasciando l'amante, che si crede tradito.
Qualche tempo dopo, la donna è a letto, malata senza speranza. Alfredo, informato dal padre della verità, torna da lei, ma troppo tardi: Violetta muore tra le braccia dell'unico amore della sua vita. Verdi stava ancora lavorando al 'Trovatore" quando accettò la proposta della Fenice per un'opera nuova da rappresentare nel carnevale del 1853. Assistendo a Parigi alla rappresentazione de 'La dame aux camélias" di Dumas figlio, il compositore ne rimase colpito, e si orientò per un adattamento operistico della vicenda di Marguerite Gauthier. Cosi, compiuto il 'Trovatore", nella primavera e nell'estate del 1853, il compositore rivestiva di moralità lombarda e di concretezza emiliana, di stile e di genio personale, la parigina 'comédie de moeurs". Gli eventi narrati, il realismo degli ambienti, i caratteri, i sentimenti prendevano la consistenza e forza della 'vita vissuta", dell'attualità viva. Per questo, molti studiosi hanno attribuito a 'Traviata" i primi sintomi del 'verismo" operistico, nonostante il testo, in effetti, si dimostri il più refrattario ad essere indicato come tale. Non lo consente la purezza delle linee vocali, l'utilizzazione drammaturgicamente significante di fioriture belcantistiche, la contenutezza delle espansioni passionali entro i limiti di un canto intenso ma non impudicamente estroverso, la mancanza di qualsiasi furore vocalistico, l'impiego di un recitativo del tutto estraneo allo stile di conversazione o alla linea permanentemente melodizzata cara ai veristi, la presenza di pezzi d'assieme concepiti con la debita differenziazione fra le parti in causa, Ora, il 'verismo" di 'Traviata", se c'è, va cercato non nel libretto o nel soggetto come fatti a sé stante, bensi nella musica. Sul libretto di Francesco Maria Piave, sostanzialmente fedele allo svolgimento del lavoro teatrale, Verdi elaborò, infatti, una partitura unica ed inimitabile, la cui cifra rivoluzionaria è costituita soprattutto dalla più densa interiorità psicologica di tutto il teatro d'opera romantico: 'Traviata" è passione e dramma realistico, tumulto e strazio di sentimenti, gioco imprevedibile dell'esistenza che sta sotto l'aspetto romanzesco come il melodramma non aveva mai sentito in maniera tanto diretta fino a quel momento. Ma è anche slancio di vocalità, crescendo emozionale, frasi ampie ed ardite. E si avverte subito che tutta l'arte melodica, armonica, orchestrale, drammatica già presente nelle precedenti opere verdiane (e le stesse salde strutture della sequenza recitativo-aria-cabaletta) è chiamata a dar senso alla tragedia di Violetta, rivelando in infinite sfumature, in mezze frasi, in accenti sospesi i suoi stati d'animo, il cammino psicologico e morale di lei, tracciato dalle sue grandi arie ed imperniato sui due cardini dell'amore e della morte. (f. cor.)