Botte e sevizie dai protettori delle lucciole

PAVIA. Molestare le prostitute può essere molto pericoloso. Ne sanno qualcosa due giovani, uno di Vidigulfo di 29 anni e l'amico di Landriano di 31 anni, che sono stati rapinati e violentati dai protettori albanesi delle donne che avevano preso di mira. I due avevano l'abitudine di pretendere rapporti sessuali con numerose prostitute che 'lavorano" sulla Binasco-Melegnano. Oltre a non pagare la prestazione le costringevano a consegnare l'incasso. I protettori hanno deciso di intervenire per mettere la parola fine a quei raid che intaccavano i loro interessi.
Gli albanesi hanno bloccato i rapinatori e li hanno 'puniti" allo stesso modo: i due sono stati legati e seviziati in aperta campagna. Poi li hanno addirittura costretti a violentarsi a vicenda. I tre albanesi sono stati arrestati dai carabinieri con le accuse di rapina, violenza sessuale mentre anche entrambe le vittime finiranno davanti al giudice con l'accusa di rapina aggravata.
Ecco la ricostruzione di una vicenda che per violenza e brutalità ha pochi precedenti. Lo scorso mese di marzo due giovani si sono presentati al comando carabinieri di Pavia, in via Defendente Sacchi, per denunciare una rapina avvenuta tra Siziano e Landriano. «Tre persone - avevano detto - ci hanno bloccati mentre eravamo in auto e ci hanno minacciato con i coltelli. Siamo stati costretti a consegnare i portafogli con denaro e documenti. Ci hanno anche picchiati». Il sottufficiale ha battuto la denuncia di una storia che sembrava una delle solite rapine messe a segno ai danni di automobilisti. Ma nel racconto di quei due amici c'era qualche particolare che non quadrava. E cosi la denuncia è stata trasmessa ai colleghi del reparto operativo del comando provinciale che hanno iniziato le indagini. I rapinati sono stati convocati di nuovo in caserma e sono stati interrogati uno alla volta. E' stato il momento decisivo: uno dei due ha ceduto. «Adesso vi racconto la verità», ha spiegato ai militari. Ed ha snocciolato una storia incredibile.
I due rapinavano e violentavano le prostitute slave sulla Binasco-Melegnano. I colpi sono aumentati ed i protettori, si sono allarmati perchè gli incassi diminuivano. E cosi le 'lucciole" hanno controllato le loro zone con maggior attenzione. Una notte hanno rivisto l'auto dei rapinatori. Invece di chiamare i carabinieri hanno avvisato i protettori ed i tre albanesi, gente molto pericolosa e spietata, si sono messi alla caccia. L'inseguimento è durato pochi minuti: i giovani italiani sono stati bloccati e sono stati costretti e seguire gli albanesi nelle campagne di Belgioioso. Qui sono stati costretti a spogliarsi. I due 'molestatori" sono stati legati ad un albero e sono stati picchiati senza pietà. Ma la lezione era tutt'altro che terminata.
Gli albanesi hanno usato la mano pesante. Hanno seviziato i due con un bastone e poi li hanno costretti a violentarsi a vicenda nel buio della notte. I giovani pavesi hanno pregato gli albanesi di risparmiare quest'ultima umiliazione non c'è stato niente da fare. 'Fatelo altrimenti vi ammazziamo», è stata la risposta. I protettori hanno anche preso il denaro ed i telefoni cellulari. Poi si sono dileguati sicuri che quei due non avrebbero più disturbato le loro prostitute.
I carabinieri del reparto operativo del comando provinciale sono rimasti scioccati di fronte al racconto delle sevizie. Ma non si sono fermati ed hanno iniziato le indagini per dare un nome ed un volto ai violentatori. I primi risultati sono arrivati dai tabulati del telefono cellulare del giovane di Vidigulfo. Gli extracomunitari lo avevano usato per due telefonate che, in pratica, sono state decisive. I carabinieri sono risaliti al nome di una prostituta russa che voleva uscire dal giro aiutata da un italiano che si era innamorato di lei. Entrambi sono stati subito interrogati.
Sono iniziati i servizi di appostamento e gli investigatori hanno identificato uno dei protettori, un albanese che era anche uno dei seviziatori. Dal nome di questo albanese l'inchiesta è proseguita e gli investigatori pavesi sono risaliti anche ai nomi dei due complici. Gli investigatori dell'Arma hanno inviato un rapporto alla magistratura ed è stata anche chiesta l'emissione di un ordine di custodia cautelare al Gip del tribunale di Pavia.
Il provvedimento è stato firmato ed i tre albanesi (tutti senza fissa dimora) sono stati arrestati. Le accuse sono molto pesanti.