In extremis spuntano Pannella e Di Pietro


ROMA. In extremis sono arrivate anche le candidature di Marco Pannella e, principale sorpresa dell'ultima ora, quella di Antonio Di Pietro. Alle 21 di ieri, termine ultimo per la presentazione delle firme necessarie (minimo 2000) sono cosi 9 i candidati ufficialmente in pista per la segreteria del Pd.
I nomi sono quelli di Veltroni, Bindi, Letta, Di Pietro, Pannella, Furio Colombo, Mario Adinolfi, Giorgio Gawronski e Jacopo Schettini.
Resta ora da sbrogliare il problema politico di Pannella e Di Pietro. C'è infatti da decidere se la loro candidatura possa essere accolta. Il perché lo ha spiegato ieri lo stesso Veltroni ricordando una regola semplice: «Se si sta in un partito, non si può stare anche in un altro». E dunque: bene le candidature di Pannella, Bonino e Di Pietro, ma solo a patto che sciolgano i propri partiti nel Pd, come faranno Ds e Margherita. Altrimenti, alleati come prima. «Lo ringrazio per l'informazione - replica Pannella - ma io sto in cinque o sei partiti. E a chi ci parla di scioglimento noi rispondiamo con una pernacchia transnazionale».
Diversa potrebbe essere la situazione di Di Pietro. L'Italia dei valori non sembra escludere la possibilità di confluire nel nuovo partito. Anche se, si spiega nella dichiarazione di intenti consegnata insieme alle firme a sostegno di Di Pietro, caso mai l'Idv si scioglierà solo dopo la costituzione del nuovo partito. Anche Ds e Margherita, si aggiunge, per ora lo hanno deciso solo formalmente, ma non realizzato.
Per Veltroni sono state presentate 2950 firme, Rosy Bindi si è presentata di persona per consegnare le 3000 a sostegno della sua candidatura (per prima quella del ministro Arturo Parisi) sottolineando però, visibilmente soddisfatta, di averne raccolte «il triplo». A consegnare le 3000 firme per Enrico Letta è stato invece Umberto Ranieri (Ds), presidente della Commissione Esteri della Camera. Un'altra conferma che, nella corsa per la guida del Partito democratico, gli steccati di partito cominciano effettivamente a saltare.
Fra gli outsider è arrivata ieri anche la candidatura dell'economista Giorgio Gawronski che si aggiunge a quelle già annunciate di Furio Colombo e Mario Adinolfi. Mentre c'è anche chi non ce l'ha fatta, come Lucio Cangini, che voleva rappresentare le Comunità montane, ma è riuscito a raccogliere solo 700 firme. Da vedere la candidatura di Amerigo Rutigliano, le cui firme sono state depositate dopo le 21,30.
Da ora in avanti, ma in particolare dai primi di settembre, si apre dunque la campagna elettorale. Fra molti inviti a non farsi male fra (futuri) compagni di partito. «Mi sembrerebbe veramente assurdo - dice Dario Franceschini - innescare una competizione rissosa tra persone che hanno lo stesso obiettivo». Dunque, aggiunge il vice di Veltroni, «chiederò a tutti di evitare qualsiasi tono di attacco agli altri».
Il sindaco di Roma ha invece colto l'occasione della presentazione della sua candidatura per riaffermare il sostegno al governo Prodi e commentare le attuali tensioni con la sinistra radicale. «L'instabilità politica - avverte infatti - rischia di gettare ombre negative anche sulle cose buone che questo governo ha fatto e fa, come l'aver rimesso a posto i conti pubblici, l'accordo sulle pensioni e in materia di politica estera». Sostegno leale a Prodi dunque anche se, aggiunge Veltroni, «l'orizzonte» del nuovo partito «va oltre» l'attuale maggioranza che sostiene il governo. Un partito non nasce infatti «per la contingenza politica - spiega - ma per e con una missione».

Andrea Palombi