Ex Snia, la procura revoca il sequestro

PAVIA. Il sequestro disposto dalla Procura della Repubblica sui capannoni della ex Snia ha avuto vita breve. Disposto nella tarda mattinata del 25 luglio, è stato revocato nella serata del 26. Il sostituto Luisa Rossi nel provvedimento spiega che, demolito un fabbricato, il sequestro non aveva più ragione di essere. Il sindaco ieri ha fatto sapere che andrà avanti nel garantire l'incolumità all'interno e all'esterno della ex Snia. Pur assicurando la conservazione degli edifici di effettivo pregio, che dovrebbero essere la torretta che si affaccia su viale Montegrappa e la ciminiera.
Il braccio di ferro tra Comune e Procura inizia nella tarda mattinata di mercoledi 25 luglio. Le ruspe hanno appena demolito uno dei tre capannoni che si trovano lungo viale Montegrappa, in esecuzione di un'ordinanza del sindaco. Con un atto di urgenza, senza quindi passare dal vaglio del giudice, il sostituto Luisa Rossi dispone il sequestro dei tre fabbricati. Un esposto presentato alla Procura, spiega il magistrato, sostiene che a differenza di quanto dice il sindaco non vi sarebbero pericoli di crollo. Giovedi mattina il sostituto e alcuni consulenti tecnici fanno un sopralluogo nell'area dismessa. In serata, ai proprietari dell'area viene notificata la revoca del sequestro. «A seguito di sopralluogo - si legge nell'atto - è stata riscontrata l'avvenuta demolizione dei fabbricati indicati nell'ordinanza sindacale, circostanza che rende superfluo mantenere il sequestro, sia a fini probatori sia a fini preventivi, pur mancando, tra la documentazione acquisita presso il Comune, rapporti redatti a partire dal 29 giugno 2007 da personale del servizio sportello unico per l'edilizia che attestino il pericolo di crollo dei fabbricati demoliti». In Comune, invece, dicono che i documenti dello Sportello unico sono stati consegnati ai carabinieri insieme a tutto il resto della documentazione. Una relazione di sopralluogo, firmata dall'architetto Vittorio Rognoni, sottolinea la necessità di «adottare tutti i provvedimenti necessari per la tutela della pubblica e privata incolumità in considerazione delle numerose persone presenti in prossimità del fabbricato». Revocato il sequestro, dunque, resta aperto alla Procura di Pavia un fascicolo aperto nei confronti di ignoti; e resta il dubbio sui due capannoni superstiti. Possono essere abbattuti oppure no? Un comunicato stampa firmato dal sindaco, ed emesso in serata, non porta grande chiarezza: «Abbiamo appreso del provvedimento con cui la Procura della Repubblica ha revocato il sequestro disposto su tre edifici dell'area Snia - scrive la Capitelli - prendendo cosi atto che l'ordinanza sindacale di demolizione riguardava uno solo di essi, privo di vincoli e di indicazioni di conservazione da parte della Soprintendenza. Rimaniamo comunque a disposizione della Procura per ogni chiarimento in ordine alle finalità e ai contenuti dell'azione intrapresa. Confermiamo il nostro intendimento di dare sicurezza e garantire l'incolumità sia all'interno che all'esterno dell'area Snia. Al contempo ribadiamo la nostra volontà di conservare gli edifici di effettivo pregio, in piena consonanza d'intenti con la Soprintendenza». Le parole del sindaco non placano le polemiche. Pietro Trivi (Fi) dice: «Il dissequestro è stato disposto perchè il capannone era ormai in macerie. Ora il sindaco dica come garantirà l'incolumità». Fabrizio Fracassi (Lega Nord): «Un conto è lo sgombero degli abusivi, che va fatto; altro è demolire le testimonianze del passato». E il capogruppo di Rifondazione, Pasquale Di Tomaso, dice che il suo partito si dissocia dal documento della giunta (firmato dall'assessore Fantoni): «La magistratura deve fare il suo corso. Quanto ai rom rilanciamo l'idea dei container e della linea solidale».