«Dote» per il numero chiuso all'università
ROMA. Un bel voto conseguito all'esame di maturità sarà di aiuto per entrare nelle facoltà a numero chiuso. Lo ha deciso ieri il governo. Non solo, ma sarà importante aver ottenuto buoni voti anche negli ultimi tre anni di scuole superiori. Sono questi alcuni dei punti qualificanti del decreto legislativo sull'orientamento agli studi che è stato presentato dai ministri Mussi (Università) e Fioroni (Pubblica istruzione). All'università si andrà con una 'dote".
E' previsto che, per l'ammissione ai corsi universitari a numero chiuso, 80 punti vengano assegnati in base al risultato del test d'ingresso mentre altri 25 siano attribuiti agli studenti in base alle loro performance scolastiche degli anni precedenti. A quota 25 si arriva tenendo conto della media complessiva, non inferiore a sette decimi, dei voti ottenuti negli scrutini finali degli ultimi tre anni di scuola superiore; del voto finale della maturità, non inferiore a 80 su 100, e all'eventuale lode. Influiranno anche le votazioni finali, non inferiori a otto decimi, ottenute negli ultimi 3 anni nelle materie che hanno stretta attinenza con il corso di laurea scelto.
Il decreto prevede anche l'avvio di percorsi di orientamento per consentire ai ragazzi di scegliere con maggiore consapevolezza i corsi di laurea. I corsi verranno sviluppati grazie al raccordo tra scuole superiori, atenei, accademie, conservatori e anche attraverso convenzioni aperte alla partecipazioni di associazioni, imprese e rappresentanze del mondo del lavoro.
Per aiutare i ragazzi a orientarsi, anche i docenti delle superiori saranno coinvolti nella predisposizione dei test di accesso alle università e nelle scuole saranno organizzati percorsi di orientamento con la partecipazione di docenti universitari.
«La scelta dei ragazzi sulla prosecuzione degli studi - spiega il ministro Fioroni - sarà più consapevole perchè avranno l'opportunità di individuare interessi e attitudini personali, di conoscere i settori del mondo del lavoro e il loro collegamento con le diverse tipologie di corsi universitari». «L'Italia ha bisogno di laureati - dice il ministro Mussi - visto che siamo al di sotto della media europea». Il ministro dice che sul numero chiuso «c'è stato in passato qualche abuso ma, se non si esagera, è giusto che per alcune facoltà venga messo un tetto».
«La montagna ha partorito il topolino», è il secco commento di Gaetano Quagliariello, responsabile cultura di Forza Italia. «Il problema della salvaguardia del merito - dice - è connesso alla progressiva dequalificazione della proposta didattica degli atenei pubblici e alla contemporanea creazione di percorsi paralleli, accessibili solo ai più ricchi. La retorica sull'istruzione di massa sta coprendo la rinascita di un insopportabile classismo. Invece - conclude Quagliariello - bisogna puntare su una effettiva concorrenza tra strutture didattiche che consenta ai migliori cervelli di emergere, indipendentemente dal loro stato sociale. La sinistra non vede tutto ciò e si riduce a concedere un 25% al merito nei concorsi di ammissione dove vige il numero chiuso».(g.f.)