Pensioni, ecco chi deve pagare
Sul tema delle pensioni è in atto l'ennesimo tentativo di strumentalizzazione politica. La novità è che tale scontro si gioca tutto all'interno del campo del centrosinistra tra la componente del nascituro Partito Democratico e la sinistra tutta. Oggetto della discussione sono l'innalzamento dell'età pensionabile, l'adeguamento delle pensioni più basse, la revisione dei coefficienti di trasformazione.
Affermare che la sostenibilità finanziaria del nostro sistema previdenziale passi solo attraverso l'innalzamento dell'età pensionabile è un falso ideologico. Un qualsiasi sistema economico raggiunge il suo punto di equilibrio quando c'è almeno il pareggio di bilancio fra le entrate (che nel nostro caso sono i contributi previdenziali) e le uscite (che nel nostro caso sono le pensioni da pagare). In Italia le ultime tre grandi riforme previdenziali (dall'Amato del '93 che innalzava di 5 anni l'età pensionabile di vecchiaia, passando per la Dini del '95 che, istituendo il sistema di calcolo contributivo, correggeva al ribasso le pensioni delle future generazioni, fino alla Maroni del 2004 con l'iniquo «scalone») sono caratterizzate da un'unica, comune direttrice politica: incidere sul capitolo dei costi tagliando quella che viene definita «spesa sociale». Le modalità sono le stesse: riduzione dell'importo dell'assegno pensionistico e del tempo per il quale esso verrà pagato.
Ma siamo sicuri che questa sia la sola strada perseguibile? Perché nessuno tenta di correggere le storture finanziarie del sistema agendo per altre vie, magari cominciando dall'implementazione delle entrate contributive? Recuperare solo 1/5 dell'attuale evasione contributiva portrebbe alle casse dell'Inps denari a sufficienza per garantire la sostenibilità economica. Strategia troppo aleatoria? Perché allora non proseguiamo spediti nel processo di armonizzazione delle aliquote contributive, innalzando ancora la quota a carico dei datori di lavoro per contratti come le Co.Co.Pro. (iniziativa tra l'altro utile anche per ridurre la precarietà lavorativa) cosi come si è iniziato a fare con la Finanziaria 2007?
Qualcuno si rende conto che solo aumentando numericamente la platea dei lavoratori attivi (e qui si innesta l'ampio discorso sulla crisi demografica italiana), possibilmente dipendenti (perché latori dei contributi più consistenti), si può far fronte al problema senza dover sempre tagliare?
Oppure, come saggiamente ha fatto notare il prof. Luciano Gallino, perché analizzando il bilancio Inps 2007 non ci si accorge che le risorse per l'equilibrio finanziario del sistema sarebbero insite nel sistema stesso? Il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (quello che paga circa il 96% di tutte le pensioni italiane) basta a se stesso, a maggior ragione con il sistema contributivo.
L'operazione da fare sarebbe quella di scorporare dai conti dell'Inps tutto il pacchetto «assistenza», ossia quelle prestazioni doverose ed importanti (invalidità civile, cassa integrazione, mobilità, assegni familiari) per le quali l'Inps non incamera un euro di contributo e che mandano il bilancio dell'Istituto in rosso: perché non spostarle a carico della fiscalità generale? Forse perché cosi facendo non ci sarebbero più le risorse per sgravare fiscalmente le aziende? Ah, eccola la famosa «equidistanza» del nascituro Partito Democratico...
Alcuni illustri professionisti della politica (D'Alema, Rutelli, Fassino, ecc. ecc.) sostengono che sia uno scandalo andare in pensione a 57-58 anni. Sorvolando sull'indelicatezza di tali affermazioni, soprattutto se rapportate a lavoratori che da oltre 30 anni svolgono mestieri di grande fatica (pensiamo alle fabbriche, alle catene di montaggio, ai turnisti, ai cantieri edili, ai cicli continui ma anche, perché no, alle maestre d'asilo), vorrei far notare che all'estero si lavora di più perché si guadagna di più (confrontare la busta paga di un operaio tedesco/francese con quella di un italiano) e soprattutto c'è una qualità del lavoro (sicurezza e salubrità dell'ambito lavorativo) decisamente maggiore: i cari politici si sono già scordati del triste record di morti «bianche» del Bel paese?
Forse se venissero applicate delle vere politiche di rimodulazione del mercato del lavoro, associate a sistemi di tutele e garanzie certe ed inquadrate in una rinnovata politica dei redditi, anche i nostri lavoratori sarebbero incentivati a protrarre la permanenza al lavoro.
Eppoi come coniugare la prospettiva dell'innalzamento dell'età lavorativa con un mercato del lavoro che sputa i lavoratori non appena questi superano i 50 anni? Lo chiediamo a Montezemolo che da presidente di Confindustria pontifica, ma da presidente Fiat fa incetta di (migliaia) di prepensionamenti?
Infine qualcuno vuole finalmente dire che, alla faccia del «facciamo tutto questo per i giovani», rivedere (al ribasso) i coefficienti di trasformazione significa abbassare ulteriormente i futuri assegni pensionistici dei giovani di oggi? Cos'è, la politica del «piuttosto che niente meglio piuttosto»? Sarebbe questo l'ennesimo regalo che vorrebbero fare a noi trentenni? Ah, la politica...
Davide OttiniSinistra Democratica Pavia
Estate, il caro-spiaggia
che dobbiamo pagare
Gli esperti dicono che quest'anno, sotto il profilo dell'assalto alle spiagge, sarà un'estate calda e salata. I gestori degli stabilimenti balneari assicurano di non aver alzato i prezzi di cabine e ombrelloni - e ti pareva -, ma, una ricerca sui prezzi 2007, li smentisce. Però, da quest'anno il caro-spiaggia può essere aggirato, grazie al diritto di accedere al mare nei 5 metri di rispetto dalla fascia costiera, lungo la quale battono e si frangono le onde marine, la cosiddetta battigia, esplicitamente ribadito nell'ultima finanziaria.
Ciò ha scatenato la protesta dei gestori mentre, dall'altra parte, quella che regolarmente, ogni anno, viene spennata, si riponde che se lo stabilimento è legittimato a far pagare ombrelloni e cabine, docce e servizio bar, non lo è per quanto riguarda il mare, che è di tutti.
Cosi l'annosa polemica rischia di durare all'infinito, mentre basterebbe - dicono ancora gli esperti - obbligare i Comuni a prevedere tratti di spiaggia libera sufficiente a compensare quelli a pagamento e nel contempo mettere mano, una volta per tutte, alle tariffe delle concessioni demaniali pagate dagli stabilimenti, spesso assolutamente risibili, rispetto ai lauti guadagni.
Egidio PiccoGodiasco
Le teste di Modigliani?
Una lezione che ritorna
La tivù di Stato, nella rubrica «La storia siamo noi», ha rievocato l'episodio incredibile sulle teste scolpite di Modigliani e trovate, a Livorno, nel canale mediceo e in un vecchio sottoscala. Frutto le prime di «goliardica» beffa da parte di tre giovani e di provocazione contestatrice di un altro affine geniaccio toscano, pittore libertino.
In ridicolo cadevano i cosiddetti esperti d'arte. Ma, come se non bastasse, l'imprevedibile e sconcertante commedia era complicata da un fruttivendolo che si ricordava di avere visto da ragazzo tre teste di materiale arenario come le summenzionate sculture. Egli le recuperava e cercava di venderle tramite un mandatario grintoso e più veniale di lui. Rimanevano coinvolte la Sovrintendenza d'arte, l'assessore alla Cultura, un'impiegata del Comune, gli organi giudiziari: una tragicommedia venata dalla sconcertante morte della figlia di «Modi» che avrebbe testimoniato essere false le sculture.
In seguito apparivano sulla scena gli eredi dei protagonisti proprietari delle sculture. Il documentario potrebbe essere proiettato nelle scuole e nei licei artistici, ma persino nella facoltà di lettere e psicologia suscitando, si, franche risate ma anche riflessioni sulla fragilità umana dei critici. Sarebbe interessante udire il parere di contemporanei, Sgarbi e docenti.
Perchè il mistero non è dissolto del tutto, almeno da parte dello Stato che dovrebbe pronunciarsi in merito alla esportazione o no delle sculture e, quindi, sull'autenticità delle opere. Se si trattasse veramente di Modigliani scatterebbe il divieto per l'estero.
Situazione complessa, questa, che rivela i limiti umani di giudizio e di critica. La cosa sarà oggetto di pellicole, racconti e romanzi. I posteri avranno ancora da discutere. L'interesse come detto, è anche psicologico, al limite della patologia.
Il cervello umano è complesso, quello dei toscani in particolare: è un misto di etrusco e romano. Il Rinascimento - con tutti i suoi geni toscani anche fuori dall'arte da Machiavelli a Lorenzo Il Magnifico - è unico nel mondo. Modigliani fu «strano», trasgressivo, povero, incompreso, geniale, mormorato dai superficiali bigotti moralisti.
Sauro RazzanoPavia
Rifiuti, bene i controlli
dei vigili urbani a Pavia
Come molti cittadini pavesi, quando al mattino ci si reca sul posto di lavoro, ho notato in alcune vie della città la presenza di sacchetti di rifiuti fuori dagli appositi cassonetti. E' inutile dire che coloro che ripongono sulla strada i sacchetti di plastica contenenti rifiuti, spesso mal sigillati, sono persone incivili.
Le perplessità più forti sorgono quando si vedono delle persone che scendono dalla macchina, certamente non tutti residenti nelle immediate vicinanze o adiacenze alle vie dove sono posizionati i cassonetti, che buttano i sacchetti di rifiuti o del materiale fuori dai contenitori all'uopo preposti; episodi che si verificano soprattutto in prossimità delle vie periferiche ad opera di persone provenienti dai paesi limitrofi a Pavia.
E' sicuramente merito della Polizia locale, che oltre a competenze in materia di violazione al codice della strada, svolge altre funzioni, forse non conosciute da molti, quali la vigilanza contro l'uso e l'abbandono incontrollato di rifiuti solidi urbani. Hanno dunque operato bene in questo periodo gli agenti della Polizia locale, coordinati da un valido comandante, a multare i cosiddetti scaricatori abusivi di rifiuti solidi urbani provenienti dai paesi vicini.
Un'opera di continua vigilanza anche per tali fenomeni è utile e indispensabile per il decoro e la pulizia della città. Sarebbero necessarie contravvenzioni più severe per coloro che buttano i rifiuti fuori dai contenitori. Bisogna rispondere al senso civico, previa informazione a tutti i cittadini.
Ma perché in alcune zone della città sono scomparse le campane per la raccolta del vetro? Perché la raccolta dell'umido non è fattibile? La raccolta differenziata di carta, plastica, vetro, eccetera, deve aumentare e deve avere come obiettivo il riutilizzo della materia. Il prodotto smaltito deve essere riutilizzato e bisogna mirare a una raccolta differenziata di qualità.
E' necessario raccogliere i rifiuti in modo differenziato per poi riutilizzali e riciclarli. Se i rifiuti vengono inviati all'inceneritore o in discarica e lavorati in modo indifferenziato, la raccolta differenziata è inutile. Occorre da parte di tutti gli attori del processo produttivo un serio programma di investimento, anche culturale, che deve mettere i cittadini in condizioni di perseguire una raccolta differenziata mirata.
Tutto ciò contribuirà al riciclaggio di rifiuti e consentirà alla collettività di avere un risparmio sul servizio di raccolta dei rifiuti.
Valerio Gimiglianoconsigliere comunale di Forza Italia, Pavia
Pavia, il Santa Margherita
va solo ringraziato
Ho letto della polemica sul Santa Margherita. Ho una parente ricoverata in questa struttura e sento di dover dire che si tratta di una struttura all'avanguardia, con tanti e apprezzati servizi a favore del paziente e dei suoi cari, di cui Pavia dovrebbe andare orgogliosa.
Ringrazio di cuore il presidente Contrini, l'Amministrazione, i medici e gli infermieri, attenti comprensivi e gentili. Davvero grazie.
Loredana CrottiPavia