E' il Tour delle maglie nere

IL ciclismo si sbriciola sotto i colpi del doping e dell'antidoping. La Francia, che aveva dato lezioni di virtù (anche con il dito alzato contro i «soliti italiani»), scopre che il suo Tour, la Grande Boucle, è marcio fino alle radici. Se ne va - anzi viene cacciato per aver evitato più di un controllo del sangue - anche la maglia gialla, il danese Rasmussen, al termine di un paio di settimane di picconate e di fughe. Fughe non verso la vittoria, ma verso casa, compresa quella operata dalle disgustate televisioni tedesche. La Grande Boucle, che per i francesi è molto più di una corsa (tanto che il presidente della Repubblica si ritiene onorato di poter seguire una tappa dal vivo), mette piede a terra e vive il suo momento più tragico.
Rasmussen, che ormai sentiva il profumo dell'Arc de Triomphe, non lascia volontariamente, ma viene cacciato. Dalla sua squadra. Il general manager della Rabobank, Theo De Rooy, lo ha licenziato e la spiegazione sta nella testimonianza di un italiano, Davide Cassani, ex ciclista e ora commentatore tivù, che aveva rivelato di aver visto Rasmussen allenarsi in Italia quando aveva detto alla squadra di essere in Messico. Se Rasmussen ha detto bugie alla squadra, anche il team manager non può far finta d'essere caduto dal pero: questi manager che non sanno mai niente dei corridori e del doping, ma son pronti a pigliare vantaggi economici nel caso di vittoria, sono parte di uno stesso gioco. Lo aveva sottolineato, all'esplodere del caso di Ivan Basso, subito licenziato dalla Csc, Gianni Bugno, due volte campione del mondo: ma dov'era il suo team manager Riis, come gli altri patron delle squadre, quando Basso, come decine d'altri, si rivolgeva al dottor Fuentes per ossigenarsi il sangue? Possibile che non ne sapesse nulla? Riis ha confessato, due mesi fa, di essersi dopato per vincere da corridore il Tour 1996. Ma è rimasto direttore tecnico della Csc, la squadra che ora vanta, quarto in classifica al tour, Carlos Sastre.
Accolto da bordate di fischi nella tappa di mercoledi vinta sull'Aubisque, Rasmussen era diventato ormai controproducente per l'immagine della Rabobank, e per questo, solo per questo è stato rispedito a casa. Il danese ieri se n'è andato giurando la propria onestà; «Ero in Messico, in Italia mi ha visto solo quello li (Cassani, ndr)».
Note già sentite: qualcuno ricorda Pantani a Madonna di Campiglio, quando fu pizzicato con il sangue-marmellata?
Ma la cottura del Pollo (soprannome del danese nel gruppo) è solo l'ultimo atto di due settimane terribili per la Grande Boucle. Il primo bubbone era scoppiato con la squalifica per doping di Sinkevitz della T-Mobile tedesca: a quel punto se n'erano andate dal Tour tutte le televisioni di Germania e un paio di giornali tedeschi. Ma sono state le ultime 72 ore a gettare ombre nerissime: prima il kazako Alexander Vinokurov, pizzicato con sangue non suo in circolo (ma il suo nome figurava già nelle liste del dottore del doping spagnolo) nei controlli effettuati dopo la crono vinta a sorpresa. Poi, l'altro giorno, è stato trovato positivo anche l'italiano Cristian Moreni, che corre per Cofidis, sottoposto a fermo di polizia. E con Moreni (ieri sera è stato licenziato), erano arrivati a quota 3 i ciclisti risultati positivi all'antidoping.
«Il Tour è morto», come hanno titolato alcuni giornali francesi? Di certo è finito un periodo storico e gli sponsor stanno scappando (almeno quattro squadre, comprese T-Mobile e Cofidis hanno annunciato che si scioglieranno). Che poi l'araba fenice trovi il modo di risorgere dalle proprie ceneri, è tutto da vedere, anche se i responsabili della corsa francese giurano pulizia e dicono che «ora la classifica è credibile».
Per quanto tempo, per quanti anni, mesi, giorni?
La corsa ciclistica più famosa al mondo, quella che per doping aveva rifiutato Pantani mentre Armstrong veniva osannato come un femomeno, è al colasso, assieme al ciclismo mondiale. Si, anche quello italiano, perchè, dopo Pantani e il caso Basso, l'assoluzione da parte della Federciclo di Petacchi (non era doping il suo, ma medicina per l'asma) viene duramente contestata dal Coni. Ciclismo in ginocchio, ma in attesa che si facciano accurate indagini su altri sport, più furbi o più protetti.