No al sistema tedesco, Fini e Berlusconi ritrovano il feeling

ROMA. Il sistema elettorale tedesco? No grazie. In via della Scrofa lo descrivono come un incontro «molto costruttivo». Dalle parti di Forza Italia si conferma che «è andata molto bene». Insomma, l'incontro di ieri a Palazzo Grazioli avrebbe fatto scoppiare la pace tra il leader azzurro Silvio Berlusconi e quello di Alleanza nazionale Gianfranco Fini.
Le premesse c'erano tutte: dopo le schermaglie delle settimane scorse sul bipolarismo, l'ex premier si è speso in più occasioni per rassicurare il leader di An sulla riforma della legge elettorale e sulla sua determinazione a difendere il sistema bipolare. E anche nell'incontro di ieri, a quanto si apprende, avrebbe ribadito che la sua apertura sul sistema di voto in vigore in Germania era più che altro una disponibilità di massima al dialogo, un modo per «andare a vedere», e non certo un si convinto a quel modello elettorale.
Il modello tedesco, tra l'altro, agli occhi dei due leader del centrodestra appare un vantaggio per la sinistra riformista, in quanto le permetterebbe di apparire svincolata dalla sinistra massimalista durante la campagna elettorale, e non pagare quindi lo scotto di un'alleanza che allontana consensi prima del voto. La riforma del sistema di voto sarebbe stato comunque il piatto forte dell'incontro, con la premessa del no al modello tedesco e della volontà di preservare il bipolarismo. Da li si sarebbe partiti per fare dopo ragionamenti anche più ampi sugli scenari futuri, visto che si sarebbe convenuto sulla «crisi endemica e ormai irreversibile» del governo Prodi e sulla mancanza di un «effetto Veltroni» sui destini dell'esecutivo. Per questo - si fa sapere da An - si sarebbe concordato di «affrontare insieme ogni scenario possibile», cercando sempre una strategia comune e «tenendo la barra dritta con alcuni paletti condivisi».
Berlusconi avrebbe, in questo senso, fatto un ragionamento anche su tutta la coalizione nel suo complesso: Forza Italia - avrebbe detto - deve tener conto di tutti. In questo senso avrebbe ribadito, a proposito del referendum, di essere impossibilitato a sposare nettamente quella causa per non compromettere l'unità della coalizione, ad esempio con la Lega. Non c'è una pregiudiziale - avrebbe detto a Fini - anche perchè noi di Forza Italia, comunque, non abbiamo nulla da temere nè dal referendum nè da qualsiasi altra legge.
Infastidita la reazione dell'Udc. «Non si può stare un giorno da una parte e un giorno dall'altra - è la nota stizzita del segretario Lorenzo Cesa - soprattutto chi vuole essere il leader di una coalizione deve dire con chiarezza cosa intende fare». Mentre Casini si rifugia nell'ironia: «La legge elettorale? Non mi occupo di cose futili...».