Sui capannoni scontro Comune-Procura
PAVIA. Le ruspe abbattono un capannone della Snia e, poco dopo, la Procura della Repubblica mette sotto sequestro preventivo gli altri due che sorgono lungo viale Montegrappa per verificare l'esistenza di vincoli. Basta questo per innescare, nel volgere di una mattinata, un vero e proprio scontro istituzionale. Il sindaco, che aveva firmato l'ordinanza di abbattimento ritenendo che almeno un edificio fosse pericolante, nel primo pomeriggio dichiara che se accadrà qualcosa alle persone, la responsabilità sarà da addebitare alla Procura. Tra l'altro, a ingarbugliare una situazione già di per sè complessa, c'è il fatto che le famiglie Rom, sino a ieri sera, continuavano a vivere nei rimanenti capannoni messi sotto sequestro.
L'intervento delle ruspe, poco dopo l'alba di ieri, è solo l'ultimo anello di una catena che va ricostruita nel tempo. Il primo atto risale al 24 maggio, quando il sindaco, Piera Capitelli, firma un atto con il quale si impone alla proprietà dell'ex Snia di rimuovere i rifiuti dall'area. Le ditte incaricate eseguono l'ordine, ma si rifiutano di entrare con i mezzi nei tre capannoni che sorgono lungo viale Montegrappa perchè temono che possano crollare. Il Comune decide di fare un sopralluogo per verificare se i vecchi capannoni siano o meno a rischio di crollo. Sorge l'ipotesi di un ordine di abbattimento, e il Comune spiega che i fabbricati non sono 'vincolati", ma che un passaggio del piano regolatore ne sottolinea il valore come archeologia industriale. Il consigliere di Forza Italia, Sandro Assanelli, insieme ad altri scrive alla Soprintendenza per segnalare il caso. L'11 luglio si svolge una conferenza stampa nella quale, tra l'altro, viene reso noto il contenuto di un esposto alla Procura di Pavia firmato dai consiglieri comunali Irene Campari (indipendente di sinistra), Elio e Walter Veltri (Il Cantiere) e da Paolo Ferloni di Italia Nostra, Giovanni Giovannetti e Paolo Fornelli (Comunisti italiani). Si chiede al dottor Sinagra, procuratore capo, di accertare «se sia in atto un tentativo da parte di alcuni amministratori e dirigenti del Comune di Pavia di determinare la violazione delle norme del piano regolatore che impongono la conservazione di tre fabbricati dell'ex Snia Viscosa prospicenti viale Montegrappa, per procurare alle società proprietarie dell'area un indebito vantaggio, consistente nella demolizione dei tre fabbricati, e nella conseguente realizzazione di un'indebita rendita fondiaria aggiuntiva, fabbricati che sono spacciati per strutture pericolanti, mentre non presentano alcun pericolo di crollo nè sintomi di instabilità». Il 18 luglio, il sindaco firma un documento con il quale ordina alla ditta 'Ri Investimenti" (gruppo Zunino) proprietaria di due dei tre capannoni di abbatterne uno. La motivazione è una situazione di «pericolo attuale e concreto per la pubblica e privata incolumità causata dalle precarie condizioni statiche di alcune strutture». Pericolo che è stato rilevato, con alcuni sopralluoghi, da personale del Servizio sportello unico per l'edilizia. E siamo a ieri mattina. Le ruspe abbattono il capannone più vicino agli spazi ristrutturati e occupati dalla Cna. Poi arriva un maresciallo della polizia giudiziaria e notifica un decreto di sequestro firmato dal sostituto procuratore Luisa Rossi. Il fascicolo è contro ignoti, la violazione ipotizzata è un articolo del testo unico in materia di edilizia. Il magistrato scrive che la demolizione sta avvenendo «in spregio a quanto previsto dalle prescrizioni del Prg del Comune di Pavia» e che «nell'esposto da cui è scaturito il presente procedimento viene affermato che gli edifici in questione non sono affatto pericolanti». Per verificarlo, occorre sequestrarli. Il gruppo Zunino, in serata, anticipa che chiederà il dissequestro perchè, sino a ieri, nessuno aveva disposto la demolizione dei due capannoni 'superstiti".