Un dito rotto, odissea al pronto soccorso
VOGHERA. Succede di inciampare in casa e rompersi il dito di un piede. E succede anche, purtroppo, di attendere invano due ore per essere visitati al pronto soccorso per poi doversene andare e prenotare una visita privata la mattina successiva. «Quello che non si capisce - racconta il giovane protagonista della disavventura - è perchè il pronto soccorso non riesca ad assorbire tutte le richieste».
Inizia da qui, dal caso singolo di un giovane che in una notte di mezza estate ha bisogno di una visita per sapere se il suo caso è grave o no, un viaggio all'interno della sanità d'emergenza. Un viaggio che serve anche a capire come funziona la macchina di un pronto soccorso come quello dell'ospedale di Voghera: struttura di frontiera per eccellenza dove ogni giorno (e soprattutto ogni notte) un medico (di solito uno solo) deve decidere chi ha la precedenza e chi può (o deve) aspettare.
L'incidente domestico.«Niente di drammatico, per carità - racconta il giovane -. Tutto sommato a me è successo qualcosa di banale rispetto a quello che ho visto al pronto soccorso. Sono entrato poco prima delle 10 dell'altra sera, ho consegnato la tessera sanitaria e comunicato i miei dati... Poi ho scoperto che in sala d'attesa c'era gente che aspettava dalle otto. Ho chiesto e la risposta è stata che non si poteva sapere quanto lunga sarebbe stata l'attesa. A mezzanotte, due ore dopo essere entrato al pronto soccorso, sono uscito e sono tornato a casa con il male al piede». Ma è davvero rotto? «Si, un dito è rotto, ma per saperlo ho dovuto prenotare una lastra la mattina successiva in una clinica privata... Ripeto: se c'era gente più grave di me doveva passare davanti, ma io ho visto gente con ferite sanguinanti aspettare. E mi è sembrato che ci fosse un medico solo: per quanto bravo e volonteroso, sempre uno solo che fa quello che può fare».
La replica.Ma come è organizzato un pronto soccorso? E perchè accade di aspettare due ore per essere visitati, tanto che alla fine si sceglie di andare via rinviando tutto quanto alla mattina dopo e ad una clinica privata?
«All'accesso del paziente in una struttura di pronto soccorso è necessario effettuare quello che si definisce triage - spiega il direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera della provincia di Pavia Domenico Vlacos -. L'infermiere all'accetazione compila la scheda e definisce il condice di accesso in base al quale si definisce la priorità nella visita. Il medico, ovviamente, parte dai casi più gravi mettendo in coda quello che possono aspettare».
Ma tre ore d'attesa in un pronto soccorso come quello di Voghera non sono un po' troppe? «Non si tratta, in questo caso di difendere la struttura di Voghera che ha dimostrato di essere sempre all'altezza - aggiunge Vlacos - Ma tutte le strutture d'emergenza hanno tempi di questo tipo. Il medico di pronto soccorso ha una grossa responsabilità: deve effettuare una diagnosi certa e senza errori prima di inviare il paziente al reparto o congedarlo. E non può sbagliare».