Morti cinque alpinisti in Val d'Aosta
AOSTA. Era prevista con anticipo dai bollettini meteorologici, l'ondata di maltempo sulle Alpi occidentali, ma ciò non ha evitato nella giornata di ieri due tragedie alpinistiche sul Monte Rosa e sul Monte Bianco con un bilancio di cinque morti per assideramento ed una donna in gravi condizioni per ipotermia. Una pagina decisamente nera dell'alpinismo.
«Poteva essere evitata - ha commentato il direttore del Soccorso alpino valdostano Adriano Favre - se fossero state consultate e rispettate le indicazioni dei bollettini meteorologici». Sono stati infatti quattro le giovani vittime (un inglese, un neozelandese, una cilena e una francese, con un'età compresa tra i 20 e i 25 anni) nel massiccio del Monte Bianco sulla cresta del Bionassay, a 4 mila metri di altitudine, in territorio francese, poco distante da dove, venti giorni fa, hanno perso la vita tre polacchi, anch'essi intrappolati dal maltempo. Lunedi sera una bufera di neve ha sorpreso la cordata, di rientro dal Dome du Gouter (4.304 metri): la scarsa visibilità ha fatto smarrire l'itinerario e anzichè raggiungere il rifugio Gouter i quattro alpinisti si sono diretti verso la cresta del Bionassay. Un errore fatale che li ha esposti, senza protezioni, al gelo e alla tempesta di neve di un'intera notte a cui non sono sopravissuti. Sono stati gli agenti della Gendarmerie de Haute montagne di Chamonix a trovare nel pomeriggio i loro corpi che sono stati lasciati in quota in attesa di condizioni meteo più favorevoli. Una dinamica molto simile è all'origine dell'incidente, anch'esso mortale, sul Monte Rosa: il maltempo ha intralciato il programma di sei alpinisti tedeschi partiti lunedi da Alagna (Vercelli) e diretti al rifugio Margherita (4.500 metri). Sorpresi dalla neve non hanno potuto raggiungere il bivacco prima della notte. Per uno di loro il gelo è stato fatale, mentre una donna della cordata è stata trasportata questa mattina in gravi condizioni a Zermatt. Gli altri quattro hanno finalmente raggiunto il rifugio dove hanno trovato anche assistenza medica. Un bilancio pesantissimo quello di ieri sulle Alpi che poteva addirittura essere più drammatico: oltre alle cinque vittime, infatti, sono stati tratti in salvo più di una decina di alpinisti di diverse nazionalità per i quali sono intervenute le squadre del soccorso alpino valdostano, francese e svizzero. «Oltre i 4 mila metri di altitudine - spiega ancora Adriano Favre - le condizioni meteorologiche degradano molto più in fretta rispetto a quote inferiori e il brusco abbassamento della temperatura, associato a bufere di neve possono provocare in pochissimo tempo una situazione che non si può fronteggiare e che porta alla morte». Ciò vale a maggior ragione in estate «quando l'attrezzatura - aggiunge - è più leggera e meno performante». Per il direttore del soccorso alpino valdostano che dall'alba di oggi ha coordinato le operazioni di ricerca e recupero «c'è una sola conclusione che si può trarre dalla tragedia di oggi: quando i bollettini meteo prevedono brutto tempo occorre rinunciare alla scalata».
Secondo l'esperto venti minuti è il tempo utile in cui è possibile salvare, con soccorsi tempestivi, i soggetti colpiti da ipotermia. Lo spiega l'angiologo Sergio Pillon, responsabile delle ricerche sulla circolazione del sangue nell'ambito del Programma Nazionale Ricerche in Antartide, a commento dell'episodio dei cinque alpinisti. «Noi siamo degli animali a sangue caldo - dice Pillon - e siamo in grado di vivere solo a una certa temperatura. Volendo semplificare siamo delle scimmie senza peli, dunque da quando abbiamo perso i peli usiamo mani e piedi per disperdere calore».