«Energia per me e per gli altri dall'allevamento dei maiali»
COSTA DE' NOBILI. Energia elettrica dai liquami suini. E' il cosiddetto biogas, il progetto di energia alternativa che sta muovendo i primi passi anche in provincia di Pavia. Un pioniere è Matteo Zanotti, che fra pochi giorni battezzerà l'impianto di cascina Campone, dove i reflui zootecnici provenienti dall'allevamento di 5mila scrofe serviranno ad alimentare un impianto che produrrà un megawatt e mezzo. Un secondo impianto sarà attivato a Belgioioso, dove Zanotti gestisce un allevamento di 6mila suini.
L'energia rinnovabile è prodotta grazie ai liquami dell'allevamento dei suini e dai residui di campagna. «Utilizziamo la tecnologia ambientale di una società di Brunico, in Alto Adige, che sfrutta la cosiddetta digestione anaerobica - spiega l'agricoltore -. Oltre ai reflui degli allevamenti, impieghiamo i residui della lavorazione della campagna, cioè trinciato e secondi raccolti di mais e sorgo».
Tutto, appunto, ruota attorno alla digestione anaerobica, processo di conversione di tipo biochimico che avviene in assenza di ossigeno e che consiste nella demolizione, a opera di microorganismi, di sostanze organiche complesse (lipidi, protidi, glucidi) contenute nei vegetali e nei sottoprodotti di origine animale. Il biogas cosi prodotto viene trattato, accumulato e può essere utilizzato come combustibile per alimentare caldaie a gas accoppiate a turbine per la produzione di energia elettrica.
E' ciò che fa Matteo Zanotti nelle due località della Bassa Pavese: da Costa de' Nobili usciranno 1.5 megawatt di energia elettrica; un megawatt da Belgioioso, impianto ancora in fase di costruzione. «Circa la metà dell'energia sarà utilizzata per il consumo interno dell'azienda agricola, l'altra metà sarà venduta all'Enel. Noi offriamo l'energia a un prezzo inferiore a quello applicato normalmente dall'Enel, ma in ogni caso è una opportunità da sfruttare - aggiunge Zanotti -. Per noi è un'operazione conveniente: il ministero, infatti, ha previsto un incentivo nella misura di un centesimo per ogni chilowattora prodotto attraverso fonti alternative». Negli ultimi anni sono state sviluppate interessanti tecnologie e impianti specifici che, tramite l'utilizzo di batteri in appositi 'fermentatori" chiusi (da non confondere con gassificatori e rigassificatori), sono in grado di estrarre grandi quantità di biogas dal letame prodotto dagli allevamenti, oltre che dai rifiuti organici urbani.
Il biogas si sta radicando anche in provincia di Pavia: sono sempre più gli agricoltori che si avvicinano a questo sistema di produzione di energia elettrica. Va ricordato, inoltre, che i sottoprodotti di processo biochimico della digestione anaerobica sono ottimi fertilizzanti poiché parte dell'azoto che sarebbe potuto andare perduto sotto forma di ammoniaca è ora in una forma fissata e quindi direttamente utilizzabile dalle piante. Al termine del processo di fermentazione i principali elementi nutritivi (azoto, fosforo, potassio) già presenti nella materia prima si conservano integri favorendo cosi la mineralizzazione dell'azoto organico, che in questo modo risulta un ottimo fertilizzante. «Escludiamo qualsiasi problema per l'ambiente: anche gli odori praticamente svaniscono grazie all'eliminazione di ammoniaca e metano dalla lavorazione», spiega Zanotti. In particolare, l'anidride carbonica prodotta dalla combustione del metano permette quasi di pareggiare il bilancio dell'anidride carbonica emessa in atmosfera. L'anidride carbonica emessa dal biogas, infatti, è la stessa fissata dalle piante (o assunta dagli animali in maniera indiretta tramite le piante), al contrario di quanto avviene per quella emessa 'ex novo" dalla combustione dei carburanti fossili. (u.d.a.)