Senza Titolo

Clamori sempre più alti, poi la folla s'avviò vociando per corso Cavour, diretta alla stazione; in quel momento arrivarono i soldati della caserma di San Francesco: ondeggiamento, confusione, tumulto.
Alfredo si senti d'un tratto stretto tra la folla, trascinato via; lottò per non cadere, mentre si facevano sentire acuti squilli di tromba. Vennero le grida degli studenti che si scontravano con i militari; arrivarono tempestando i cavalieri: tonfi, urla, groppi di folla che si facevano e disfacevano, fughe, ritorni, violenza. Alfredo tentò di entrare in un portone, ma esso si chiuse e per un centimetro non gli serrò la mano.
Comandi, altri squilli di tromba, soldati che si facevano avanti con le lucenti baionette inastate, ufficiali con la spada sguainata. Gente che cercava di fuggire, veniva trattenuta, cadeva, scalciava, imprecava...
Venti minuti dopo, Alfredo era in un enorme stanzone della caserma di San Francesco, stretto tra gli altri fermati. Anche qui confusione, proteste, grida; e qualcuno a un certo momento intonò un canto sovversivo, altre voci lo seguirono, altre invece si levarono a zittirlo, tutto fini in un vocio, sul quale, più alta e rabbiosa, una voce gridò: 'Voglio uscire! Non potete tenermi qui! Non potete! Voglio uscire!"
Vennero risate e parolacce; e quella voce: 'Devo uscire! Fatemi parlare con qualcuno!"
'Mettiti quieto!" si gridò; quello rispose bestemmiando, e Alfredo si fece avanti per vedere chi fosse, quello che protestava cosi. Eccolo, un tale non molto alto, cranio lucido e pelato, ma capelli lunghi sulle tempie e alla nuca; paonazzo in volto, si sbracciava davanti a una porta, e poi cominciò a prenderla a calci, tra gli 'Uuuuh!" della gente: 'Aprite! Aprite! Sono un militare!"
'E allora va' in Africa!" si gridò; la confusione crebbe. Alfredo s'era ora sistemato in un angolo. Sapeva che strepitare, come faceva quel tale, era inutile; certo doveva avere le sue ragioni, forse aveva un appuntamento importante, ma era meglio darsi pace; e del resto le cose si sarebbero sistemate nel giro di qualche ora.
Non era la prima volta che gli accadeva, a Milano cose del genere v'erano ogni quindici giorni; e del resto lui era in città, nel maggio del 1898, quando l'esercito aveva risposto con le cannonate allo sciopero degli operai. Pazienza, ci voleva solo pazienza...
'Sono un militare, vi dico!" gridò nuovamente quel tale; e qualcuno dovette sentirlo, al di la della porta, poiché s'apri; apparve una barriera di baionette; vi fu un generale tirarsi indietro, e tra le baionette si vide un ufficiale, che si rivolse duramente all'uomo che protestava chiedendogli qualcosa. Quello fece: '...ho un compito urgente, tenente" disse con voce rotta; trasse un portafogli, porse un tesserino; il tenente lo prese, poi tornò tra le baionette, e con esse scomparve dietro la porta. Nell'incerto silenzio che era sceso nello stanzone, l'uomo si passò una mano sulla testa sudata, e disse tra i denti qualcosa come '...voglio vedere, adesso..."
Alfredo si fece avanti lungo la parete; era incuriosito: uno, chiuso in una caserma, non grida d'essere un militare, se non lo è; probabilmente lo era e certo, data l'età, non un semplice soldato. Sarebbe stato interessante vedere come sarebbe andata a finire. Nulla accadde per un po'. Ormai la gente s'era calmata, nessuno più cantava o gridava, in molti s'erano seduti a terra. Quel tale, il militare, se lo era davvero, s'era isolato e stava a tre passi dalla porta. Strano tipo, faccia quadrata, non comune... improvvisamente Alfredo si disse: 'Ma io, quello, l'ho già visto" e stava chiedendosi dove mai poteva essere stato, quando la porta si riapri e l'ufficiale riapparve, protetto dalla baionette. L'uomo si fece impetuosamente avanti: 'E allora?" domandò.
Restituendo il tesserino, l'ufficiale rispose freddamente: 'Lei resta qui con gli altri."
'Cosa? Ma..." ringhiò l'uomo. L'ufficiale senza scomporsi ripeté: 'Lei resta qui come tutti!"
'Ma io...Mi faccia parlare con il suo superiore!"
'Finiscila!" grido l'ufficiale; l'uomo fece un passo indietro, smarrito, poi; tendendo la destra: 'La tessera, mi dia la tessera" balbèttò con voce rotta. La risposta fu: 'Al momento giusto!" e la porta si richiuse. Quello allora bestemmiò, scalciò, batté i pugni, tra le risate generali; gridò qualcosa alla gente, poi, e andò sdegnato ad appoggiarsi al muro.

(14, continua)Elaborazione grafica Studio Galli Nidasio Il detective Beolchini incontra Michele Tosi e si convince che non avrebbe potuto sedurre Ortensia. In centro intanto gli studenti scendono in piazza.