Un suicidio da marketing editoriale nell'ultimo romanzo di Fiocchi

SARTIRANA. Nello scenario inerte di una Venezia sempre più simile alla desolante condizione umana, uno scrittore fallito, Federico Grandi, accetta un contratto editoriale estremo: il suicidio in cambio della pubblicazione del suo romanzo. Secondo una meschina logica di marketing, infatti, gli autori morti fruttano molto più dei vivi e cosi Grandi potrà rimanere vivo per l'eternità. «Scrivere è un modo come un altro per lottare contro l'infinito», come dice l'eroe del libro di Romano Augusto Fiocchi.
Domenica l'autore pavese, nella Pila del castello, ha presentato il suo libro 'Il tessitore del vento". Introdotto dall'assessore alla Cultura, Paola Camussoni, e dai giornalisti Umberto De Agostino e Massimo Sala, lo scrittore ha spiegato il significato del suo romanzo. «Nei sei mesi che lo separano dal fatidico appuntamento con la morte, lo scrittore riempie la sua solitudine dedicandosi a un nuovo romanzo: è la storia dei personaggi, veri o finti, che in quegli ultimi giorni attraversano la sua vita», ha detto il pavese Fiocchi, autore di quattro raccolte di racconti ('Capricci pavesi" del 1986, 'Pazza Pavia" del 1989, 'Dipinto a testa in giù" del 1994 e 'Un mistero in via Cardano" del 2004).
'Il tessitore del vento" è la storia di un amore che potrebbe salvare il suo autore, ma è anche la storia del libro che il lettore sta leggendo e che sa di non poter terminare: il tempo dell'autore è scaduto. C'è da credere che Fiocchi si sia messo nei panni di un appassionato di letteratura disperato perché non trova un editore, considerato che ha impiegato 14 anni per mandare in stampa questo romanzo, un rifiuto di editore dopo l'altro.
Ma Romano Augusto Fiocchi non eccede nella malinconia e non dimentica mai di iniettare nelle pagine una certa dose di sagacia, anche attraverso una scrittura vivace, mai ristagnante. Venezia campeggia in tutto il suo tenue splendore: dai mercanti d'arte agli osti, dai musicologi ai fotografi e, naturalmente, ai gondolieri, senza dimenticare gli alti vertici dell'editoria. Nel 'Tessitore del vento" Venezia è dipinta come l'anima di un uomo: desolata, malinconica, tormentata. In un certo senso, nelle intenzioni di Fiocchi Venezia rispecchia Pavia, la città a lui tanto cara, e viceversa. Nel romanzo Pavia sembra occultata, ma poi fa capolino con le sue nebbie, la sua umidità, i silenzi e le stradine dal fascino unico.