«Valuteremo se restare al governo»
ROMA. Tensioni sempre fortissime nell'Unione dopo la sigla dell'accordo governo-sindacati sulle pensioni. L'ala sinistra, Rifondazione e Pdci, manifesta in ogni modo il proprio dissenso, con Franco Giordano, Rifondazione, che arriva a minacciare la crisi: «In autunno decideremo se restare al governo», dice. Romano Prodi inforca la bicicletta e si inerpica sulle strade dell'Appennino.
Al ritorno trova i giornalisti pronti a leggergli le note di agenzia sui dissensi nella sua maggioranza. «Mi meraviglierei del contrario», dice il presidente del consiglio. Poi aggiunge: «Credo che sia emerso da tutti i commenti che sulle pensioni è stata fatta una cosa seria, di giustizia, e che al tempo stesso è stato aiutato un equilibrio di medio e lungo periodo delle finanze pubbliche italiane. Era quello che volevamo fare: rimediare a un'ingiustizia e tenere i conti a posto».
Segue siparietto famigliare con Flavia Prodi che esprime al marito le preoccupazioni della parrucchiera, al lavoro da quando aveva 14 anni, che ora teme di dover andare in pensione più tardi. «Chi non ha avuto vantaggi non ha avuto degli svantaggi. Non cambia niente», spiega Prodi che chiude raccontando alla moglie la battuta di Roberto Benigni su quota 95: «95 è l'età del pensionamento».
A Bologna Prodi sorride, a Pordenone Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, non ha voglia di scherzare: «Non nascondo di essere molto irritato. La delusione è grande perché da un governo del centrosinistra ci saremmo aspettati politiche a favore, non contro i lavoratori. E' l'età pensionabile che non funziona, è evidente, agli elettori avevamo raccontato cose diverse». Poi una velata minaccia: «La nostra pazienza è grande, ma non inesauribile».
Un referendum in autunno per decidere se restare o meno nel governo.
E' quello che ha intenzione di fare Rifondazione Comunista. «Nostro popolo» è la nuova parola d'ordine del segretario Franco Giordano: «Verificheremo la nostra posizione rispetto all'esito della finanziaria e rispetto al rapporto con il governo con il nostro popolo, non unilateralmente - dice - Noi non consultiamo il nostro popolo solo per la scelta del leader, noi lo consultiamo sulle scelte concrete, sui programmi e sulla collocazione politica, insomma sugli aspetti dirimenti. E' per questo che credo sia utile in autunno fare una valutazione reale con il nostro popolo e decidere se continuare oppure se è il caso di non farlo».
A quel punto gli scogli per il governo e le pensioni saranno molti. Diliberto annuncia battaglia in Parlamento, Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo al Senato, dice: «Si può essere sufficientemente tranquilli sull'approvazione definitiva della legge». Immediata la risposta di Claudio Grassi, senatore di Rifondazione: «Mi pare che la senatrice Finocchiaro sottovaluti gli enormi problemi che si sono aperti nell'Unione con l'intesa». Francesco Rutelli parla di «accordo positivo e contenuto ragionevole», Alfonso Pecoraro Scanio di «valido compromesso, la parola vada ora ai lavoratori». Che i lavoratori votino sull'accordo lo chiede anche la Sinistra democratica, cosi come la Fiom.
Dal centrodestra è una raffica di critiche. «Un pasticcio assoluto che scontenta tutti», dice Roberto Maroni, il ministro che aveva firmato lo scalone. «Anche stavolta Prodi non dice la verità - osserva Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi - come può sostenere che il governo ha tenuto i conti in ordine se nessuno sa quale sarà il costo esatto di questa controriforma?». «E' un accordo bluff che non risolve i problemi del sistema previdenziale e anzi li aggrava», dice Gianfranco Rotondi, Democrazia cristiana.
Domani pomeriggio altro passaggio cruciale. Alle 18 governo e parti sociali si vedranno per firmare il protocollo d'intesa. (a.ce.)