Cellula di Al Qaeda a Perugia, tre arresti

PERUGIA. Mesi di indagini, cominciate lo scorso anno, pedinamenti, appostamenti, inseguimenti anche sul web nei forum e nelle comunità più esclusivi e violenti dell'estremismo islamico. Poi, ieri mattina all'alba, Digos di Perugia e Ucigos hanno svegliato i sospettati, tre su quattro perché uno è stato individuato all'estero, e consegnato gli ordini di custodia cautelare in carcere firmati dal giudice delle indagini preliminari del capoluogo umbro. In manette l'imam della moschea, per l'esattezza un'associazione culturale, di Ponte Felcino, e due discepoli, clandestini in Italia. L'accusa per tutti è di terrorismo.
La scuola collegata alla moschea sarebbe stata solo una copertura per insegnamenti tutt'altro che religiosi e caritatevoli: tecniche per l'utilizzo di esplosivi, tecniche di combattimento, e perfino lezioni virtuali, attraverso video, su come si pilota un Boeing 747. Le Torri Gemelle restano un esempio. La consistenza delle cellulla terroristica, cosi è stata definita dal direttore dell'Ucigos Carlo De Stefano, potrebbe essere molto più ampia di quanto sembri. Oltre agli arresti, infatti, ci sono una ventina di denunce a piede libero.
Riguardano persone che frequentavano il centro di cultura islamica Ibn Khaldoun di Ponte Felcino, seguendo gli insegnamenti di Korchi El Moustapha, 41 anni, marocchino, l'imam arrestato. Il capo religioso della piccola comunità musulmana di Perugia - per la verità apprezzata sia dal vescovo che dai militanti del Campo antimperialista - sarebbe stato a capo di una organizzazione incaricata dell'addestramento alla preparazione e all'uso di sostanze esplosive, armi e sostanze chimiche.
Le sua braccia, secondo le accuse, sarebbero Mohamed El Jari, 47 anni, e Drisa Safika, 46 anni, anche loro nordafricani, più un quarto uomo riparato all'estero e considerato latitante dalla giustizia italiana. L'Ucigos e la Digos di Perugia, che hanno illustrato l'operazione scattata ieri mattina all'alba anche con decine di perquisizioni, sono convinti di aver colpito nel segno e di aver eliminato un grave rischio per l'Italia e per l'Europa. Ai tre arrestati e alle persone denunciate sono stati sequstrati molti materiali, fra i quali sostanze chimiche - nitrati, acidi e ferrocianuro - e supporti elettronici. Questi ultimi saranno ora passati al setaccio dalla polizia postale che nella prima fase dell'inchiesta ha seguito le tracce sul web degli indagati. Nei video sequestrati spiccano comunque elementi di indottrinamento ideologico e di propaganda antiamericana, oltre che molte ore di lezioni pratiche su vari argomenti, perfino lezioni di volo.
La lunga indagine ha badato bene a distinguere fra gli elementi di sospetto di attività terroristiche e il normale svolgimento della vita religiosa. Anche dopo che è scattata l'operazione «Hammam», infatti, la moschea di Ponte Felcino è rimasta aperta e i fedeli musulmani hanno potuto continuare a seguire i ritmi della preghiera. Tutti meno una dozzina di clandestini identificati nel corso delle perquisizioni. Per loro sono scattate le normali procedure: denunce per tutti, rimpatrio per alcuni, avvio ai centri di permanenza temporanea per altri. L'operaziome «Hammam», comunque, non sarebbe finita qui. Il questore di Perugia, ieri mattina, ha addirittura parlato di «indagine alle prime battute» lasciando intendere una presenza terroristica nel nostro paese ben più estesa delle quattro persone per le quali sono state formate le ordinanze di custodia cautelare in carcere.
Quello che colpisce, nella ricostruzione degli investigatori, è il metodo che l'imam di Ponte Felcino avrebbe utilizzato per fare proseliti. I video, anche i più violenti, sarebbero stati mostrati alla comunità, bambini e bambine compresi. Anzi, proprio fra i più piccoli, si sarebbero cercati gli elementi più adatti per l'arruolamento in Al Qaeda.
(Lucia Visca)