Ale e Franz truffatori nella Milano globalizzata
VIGEVANO.Si iscrive a tutti gli effetti nel filone dei «film di truffa». Ma «Mi fido di te»di Massimo Venier ( oggi, ore 21.30 al Castello Sforzesco per «cinema al Castello») lo fa con alcune particolarità che lo rendono un film per nulla scontato. I due truffatori sono «vittime» dell'economia globalizzata nella Milano cinica e un po' feroce dei giorni nostri. Uno, Ale, vive di espedienti, è da poco stato assunto con un contratto a termine in un call center, è tormentato dagli strozzini e se ne va in giro con una scarpa marrone e un'altra blu, rubata fortunosamente. L'altro, Franz, è un ex manager del settore immobiliare, licenziato da più di un mese dall'azienda per cui lavorava ma incapace di confessare alla moglie e alla famiglia la sua nuova condizione (la mattina lavora come benzinaio, il pomeriggio consegna a domicilio pesantissime casse di acqua minerale). I due si incontrano per caso, e sulle prime diffidano l'uno dell'altro. Poi si associano per truffe, raggiri, veri e propri colpi in grande stile sempre messi a segno con furba abilità. Fino al momento in cui... Un seguito di avventure buffe, con la possibilità, non solo di precisare sempre meglio i caratteri dei due, ma di costruire loro attorno una serie di piccoli personaggi tutti con i loro colori azzeccati (anche fino alla caricatura), al centro di situazioni fitte di sorprese, di contrattempi, di equivoci. La regia di Venier è sobria. Trova i tempi comici giusti, fa pensare a tratti alla lezione brillante della migliore «commedia all'italiana» e sa tenere a freno l'esuberanza degli attori, concedendo a ognuno dei due solo un paio di momenti di gag da cabaret (strepitoso il monologo di Franz sull'omino dell'acqua, azzeccato il coro notturno dei due sul jingle di una nota pubblicità), collocando l'azione in una Milano del quartiere Garibaldi i, di via Ferrante Aporti, dei navigli all'estrema periferia. (f. cor.)