La rabbia dei pendolari a Pavia «Sulle carrozze con quaranta gradi»
e Donatella Zorzetto
PAVIA.Un'immagine basta a descrivere l'ora di ansia di centinaia di passeggeri ieri sera in viaggio su due treni partiti tra le 19 e le 19,25 da Milano e diretti a Genova: dal finestrino sigillato che l'ha imprigionata sino a poco prima, una ragazza incrocia le braccia come a dire: «Ci hanno messo le manette ai polsi, non potevamo muoverci». Sul primo treno è scoppiato un incendio, il secondo è rimasto bloccato poco prima di Certosa. E' arrivato alla stazione di Pavia alle 21.30. Stipato di passeggeri, tra i quali anche due pavesi: Giacomo Palendonie Lazzaro Maiocchi, entrambi bancari, entrambi convinti di avercela fatta dopo - assicurano - una esperienza da incubo».
Una donna su quel treno si è sentita male, altre decine di persone hanno sono state assalite dal panico.
«E' difficile da raccontare - spiegano i due giovani bancari - perchè è difficile anche solamente da ipotizzare una situazione del genere. Come si fa a pensare di non potersi muovere in libertà, di essere trattati come detenuti?».
«E' accaduto alle 19.45 - spiegano - Il treno davanti al nostro si è fermato per un guasto e anche noi, su quel convoglio che è diventato una prigione, abbiamo fatto la stessa fine: improvvisamente il locomotore si è fermato e non capivamo perchè. L'aria condizionata si è spenta. Ci siamo trovati come animali in trappola. I finestrini chiusi ermeticamente, senza alcuna possibilità di aprirci un varco verso l'esterno».
«La gente urlava, inveiva, giustamente protestava contro chi ci aveva chiuso tra quelle lamiere senza pensare alle conseguenze che avrebbe provocato - proseguono i due passeggeri pavesi - La temperatura era insopportabile. C'erano sicuramente 40, se non 50 gradi tra le carrozze stipate di pendolari. Una cosa indescrivibile. Improvvisamente qualcuno ha sfondato una porta, eravamo disperati. Sono arrivati i carabinieri con i mitra spianati per impedirci di scendere. Io ho spiegato che non eravamo terroristi, ma pendolari. Non è servito a nulla, siamo rimasti in quel posto che sembrava un girone dell'inferno. Alla fine, non si sa come e perchè, il locomotore è stato riacceso e il treno ha potuto rimettersi in moto».
«Ora siamo arrivati a casa - concludono - E questo, considerando come sono andate le cose, è già un grande risultato».
Le testimonianze sull'accaduto si moltiplicano: «Siamo rimasti per più di 40 minuti sotto il sole - racconta Susanna Forte- Il treno era molto affollato e questo ha aggravato la situazione. Una donna si è sentita male, è stato necessario soccorrerla con un'aumbulanza. La cosa più grave è che ci hanno lasciato senza informazioni. Nessuno ci ha comunicato nulla».
Un altro passeggero, sceso alla fermata di Pavia con un ritardo di oltre due ore, non risparmia critiche al personale ferroviario: «Mentre eravamo fermi, senza aria condizionata, in mezzo a una temperatura di oltre 40 gradi, un controllore ha anche avuto il coraggio di chiederci il biglietto», denuncia. Ma la testimonianza più drammatica è quella offerta, in diretta per telefono, da Giuseppe Gabetta, pendolare di Voghera: «Il nostro treno è partito da Milano Centrale alle 19,25 ed è diretto a Novi Ligure - racconta - Siamo nelle carrozze di coda, dove sono stipate circa 50 persone. L'aria condizionata ha smesso di funzionare. Siamo bloccati dentro con i finestrini sigillati e le porte chiuse. La gente comincia a stare male, a farsi prendere da attacchi di panico. E' stato necessario soccorrere una persona che si è sentita male. La temperatura nell'ultimo vagone ha raggiunto i 45 gradi. Noi siamo in piedi, nel passaggio di intercomunicazione dei vagoni, in uno spazio di un metro e mezzo per 60 centimetri. Nessuno ci sta fornendo informazioni. Il controllore ci ha solo detto che c'era un problema sul treno davanti a noi e che non potevamo aprire le porte. Qualcuno ha anche chiamato i vigili del fuoco, ma non sappiamo dove ci troviamo. Il nostro treno aveva solo dieci minuti di ritardo a Lambrate, non ha avuto problemi a Rogoredo, ma poi si è bloccato. Ora non sappiamo nulla».
«Sono pendolare da nove anni, ormai sono all'esasperazione - dice Monica Paganotto-. Oggi siamo arrivati a Pavia con un ora e mezza di ritardo, dopo giornate di disguidi e problemi di ogni genere. Alla stazione non c'era niente, né un taxi, né un minimo di assistenza. E domani (oggi), riparto alle sei del mattino».