Rosy, come Davide senza fionda
ROMA.Rosy Bindi si sente come «Davide contro Golia, senza neanche avere la fionda», ma non appare né spaventata né rassegnata. «Non sfido Walter», assicura, ma fa capire che la competizione con Veltroni per la segreteria del Partito Democratico saràvera e non solo di bandiera.
L'avventura della Bindi parte in una saletta che (per scaramanzia) non contiene più di cento posti, e perciò è inevitabilmente affollata all'inverosimile e lascia fuori dalla porta più d'uno. La Rosy di ferro chiede che il nuovo partito sia «democratico davvero», torna a criticare le regole approvate per le primarie del 14 ottobre, e soprattutto invoca «pari dignità» fra i candidati. Che ad esempio le organizzazioni di Ds e Margherita non siano solo «a disposizione di Veltroni». Io non ho soldi, avverte, e perciò pretendo di avere spazi nelle sedi del Pd. E intanto pubblicizza il suo sito internet: www.scelgorosy.it.
Di fronte alle 100 firme di nomi famosi già schierati con Veltroni, la Bindi vanta il fatto che i primi tre firmatari della sua candidatura siano uno studente universitario, una casalinga e un operaio. Si candida a rappresentare gli italiani «normali», né i nomi famosi né gli apparati di partito.
A Veltroni chiede un «patto d'onore» perché, soprattutto a livello locale, non ci siano rappresaglie dopo le primarie contro chi non si è schierato con la maggioranza. Argomento pertinente, tanto più che, a sorpresa, fra gli sponsor della Bindi ieri c'era anche Bernardo Mazzocca, assessore alla Sanità dell'Abruzzo, ma soprattutto braccio destro di Franco Marini (sponsor di Veltroni). E insieme l'assessore alla Sanità della Sardegna, Nerina Dirindin, ma anche il presidente toscano di Federsanità Natale Mengozzi «diessino da sempre», come sottolinea la Bindi.
Antonio La Forgia interviene a nome dei prodiani (ma in prima fila c'è anche Marina Magistrelli) che, dopo l'adesione di Arturo Parisi, confermano il loro sostegno. E' dunque la Bindi il candidato sostenuto da Romano Prodi per il Partito Democratico? «Assolutamente no», frena lei, anche se aggiunge che «a tutti farebbe piacere avere il sostegno di Prodi».
In omaggio a Prodi ci tiene a precisare che il suo non è un programma di governo, perché un presidente del Consiglio «ce l'abbiamo già e si chiama Romano Prodi». E sottolinea di voler restare fedele al progetto dell'Ulivo. Riferendosi al «manifesto» di Francesco Rutelli, avverte infatti che qualcuno vorrebbe «unire il centro del centrosinistra con il centro del centrodestra: noi - sottolinea però - siamo dal 1995 per un'altra strada».
Il ringraziamento più caloroso la Bindi lo rivolge a Franca Chiaromonte, deputata Ds, presente ieri per assicurare il suo sostegno alla candidatura dell'unica donna. La sua presenza, sottolinea la Bindi, «è il segno che qui davvero siamo già mischiati». Ma fra i nomi noti ci sono anche Gad Lerner («Rischiamo un revival Dc, io voto Rosy perché non ho nostalgia della Dc»), la regista Liliana Cavani e il professore Giovanni Bachelet. Che assicura di essere tornato ad interessarsi dell'Ulivo e del Partito Democratico solo grazie alla candidatura della Bindi e si lancia nello slogan surreale: «Chi non risica...non rosyca!».