«A libro paga finché ci sono i contributi pubblici Sei persone in sette anni per lo stesso posto»
VIGEVANO.Trovare lavoro perché si è invalidi e perderlo per lo stesso motivo. E' successo a un ex camionista vigevanese, 45enne, che da tre anni è senza lavoro. «Provengo dall'elenco delle 'liste protette" della provincia di Pavia - spiega l'uomo che ha chiesto l'anonimato, visto che ha tenuto i propri famigliari all'oscuro della sua situazione -. Mi è stato riconosciuto il 46 per cento di invalidità perché cardiopatico. Non percepisco indennità per i miei problemi di salute; negli ultimi tre anni, ne ho lavorato uno solo in un'azienda della zona che poi mi ha licenziato per assumere un altro invalido. E cosi la ditta ha incassato altri 4.500 euro di contributi». La paradossale vicenda dell'ex camionista inizia tre anni fa, quando viene colpito da una malattia i cui postumi gli impediscono di compiere sforzi eccessivi.
«Posso fare qualsiasi lavoro - racconta - tranne quelli in cui devo sollevare oggetti molto pesanti. La mia invalidità è al 46 per cento. Per intendersi si ha diritto alla pensione con almeno il 90. Farei qualsiasi lavoro compatibile con il mio stato di salute». Una volta disoccupato si iscrive alle liste protette, grazie alle quali i disabili possono reinserirsi nel mondo lavorativo. Si tratta di un lungo elenco, grazie al quale riesce a trovare un impiego quando arriva il suo turno. Ma dura soltanto un anno. «Quando è scaduto il contratto - racconta l'ex camionista - il datore di lavoro me l'ha detto in faccia: mi avrebbe licenziato per assumere un altro disabile e incassare i 4.500 euro di contributo. Questa azienda ha un contratto tale per cui assumerà 6 disabili in 7 anni per lo stesso posto di lavoro».
Oltre al danno, il disoccupato vigevanese ha dovuto subire anche la beffa. Oggi si è iscritto alle «liste protette» e deve ricominciare dal fondo. «Trovare un lavoro attraverso queste liste non è semplice - dice - . Ho provato anche ad andare alle agenzie di lavoro interinale, ma appena ti vedono storcono il naso. Ho chiesto aiuto agli amici, risposto alle inserzioni, ma non è facile trovare un'occupazione che vada bene per me. L'ultimo annuncio a cui ho risposto è stato l'altro giorno. C'era scritto che chiedevano un operaio per uno stabilimento di prodotti gastronomici, invece di persona mi hanno detto che vogliono un panettiere esperto».
La vita per questo 45enne non è semplice. «I miei familiari non sanno nulla della malattia che ho avuto - spiega - e nemmeno che ho perso il lavoro. Ora, oltre alle solite spese per mantenermi, devo anche pagarmi in parte le medicine salva vita».
Andrea Ballone