«Nomine, tempi troppo lunghi»
PAVIA.Lo sciopero dei magistrati in un primo tempo dichiarato per il 20 luglio è stato revocato. La decisione è stata presa a maggioranza dal sindacato dei giudici ed è quindi un segnale di non completa armonia nella categoria sulla riforma della giustizia del governo Prodi. Cosa ne pensa Salvatore Sinagra, magistrato della Procura generale di Milano, rappresentante di spicco di Magistratura democratica, dal gennaio scorso reggente della Procura di Pavia che è in attesa della nomina del nuovo capo dopo l'uscita di Giuseppe Bruno?
«La data del 20 luglio, in pieno periodo di ferie, già rivelava qualche riserva mentale: era un po' come dichiararlo per non farlo. Gli obiettivi dichiarati erano relativi al provvedimento di cambio regione nel momento in cui si passasse da una funzione all'altra, e ancora la composizione dei collegi giudicanti con l'inserimento di un avvocato. Niente che giustificasse guerre di religione».
Quali allora le vere ragioni che tengono ancora vivo lo stato di agitazione?
«Il vero movente è, a mio parere, politico. C'è necessità di chiamare alle armi la base del sindacato della magistratura per rafforzare la posizione delle attuali elites delle varie correnti in un momento in cui si sta sfaldando il rapporto fra base e vertice associativo perché è sempre più evidente la distonia fra battaglie ideali (indipendenza, efficienza) e le lotte di potere fra le correnti all'interno del Csm, luogo in cui il potere delle correnti si esercita. L'associazione cerca un terreno sul quale rilanciare la sua legittimazione di rappresentatività dei magistrati che viene usata poi per rafforzare il suo potere nell'organo di autogoverno in un momento in cui è sempre più evidente la gestione correntocratica del Csm».
E la decisione di revocare lo sciopero?
«La decisione insieme alle modalità di essa confermano che la divisione fra favorevoli e contrari non è reale, due rappresentanti della corrente di Unicost, favorevole allo sciopero si sono allontanati al momento del voto. E il presidente Gennaro, pure favorevole, rimane in carica nonostante sia stato messo in minoranza».
Quindi?
«Tutto dimostra la strumentalità della decisione di scioperare rispetto ad obiettivi diversi da quelli dichiarati. Nell'Associazione nazionale magistrati ci sono quattro correnti che debbono cercare una ragione di differenziazione per giustificare la loro presenza. La ricerca di un'identità comporta decisioni incomprensibili come lo sciopero. Non una politica fondata sulla trasparenza, come ci viene raccontato, ma, sul dire una cosa e farne un'altra».
Scioperare o non scioperare per dimostrare di esistere, dunque. La sua è una dura critica al sindacato dei giudici, dottor Sinagra. Cos'altro non le piace?
«L'altra cosa che fa l'Anm senza dirlo è la gestione correntocratica del Csm organo nel quale, contrariamente a quello che viene rappresentato ad usum delphini, le divisioni fra le correnti non sono ideali o di principio ma esclusivamente di potere clientelare. Ovvero sui grandi principi talvolta vi sono distinzioni ma sulla gestione del personale (nomine trasferimenti incarichi direttivi e semidirettivi) che è la funzione precipua del Csm le divisioni si formano in funzione di logiche clientelari. Vuole la riprova?»
Dica.
«Sta per esempio nel fatto che due componenti parlamentari di sinistra (Siniscalchi dei Ds e Vacca del Pdci) spesso votano con le correnti di Unicost».
E poi?
«La durata biblica delle procedure di nomina: due anni per nominare un presidente di sezione di tribunale. Del resto il congresso di Magistratura democratica di due anni fa, Scalfaro e Rognoni avevano messo in guardia sul pericolo che la logica delle correnti strangolasse il Csm. Ma non ci fu nessuna reazione seria».
E dunque, che succede?
«Un frutto guasto è la mutazione dell'atteggiamento dei magistrati nei confronti di questa situazione: ecco che sono critici in privato ma disposti però a ruolo di clientes delle oligarchie correntizie e quindi inerti nella vita associativa. Anche per questa via si perpetua il potere delle oligarchie».
Lei, invece, cosa si augura?
«Che soprattutto tra i giovani non ci sia ripiegamento su rivendicazioni particolari, che soprattutto loro non siano lontani dalle sfide ideali che la magistratura aveva affrontato negli anni Sessanta». (p.f.)