Scalone, Prc disposto a trattare


ROMA.«La copertura finanziaria è il mio punto di partenza», dice il premier Romano Prodi alla vigilia della presentazione della sua proposta sulle pensioni, che lui reputa punto d'arrivo delle mediazioni di questi giorni e quindi, come ha anticipato il ministro del Welfare Cesare Damiano ai sindacati ieri mattina, proposta non «trattabile». Il governo ha aggiunto, è disposto a mettere sul tavolo tutte le risorse «lavorando ad una soluzione in grado di sciogliere il nodo delle pensioni». Quanto alla fiducia sulla riforma, il presidente del consiglio sostiene: «Sto pensando al contenuto, non agli strumenti possibili». Con l'affermazione sull'importanza che quadrino i conti pubblici, Prodi ha voluto rassicurare Padoa-Schioppa sul fatto che la soluzione non sarà certo frutto di un'improvvisazione ma terrà conto dei saldi anche degli anni prossimi.
«Entriamo nella settimana decisiva. Prodi ha dovuto correttamente riservarsi l'esercizio di una proposta, stiamo aspettando che l'avanzi», ha detto il segretario Cgil Guglielmo Epifani. Intanto ieri mattina Damiano ha visto gli esperti delle tre Confederazioni sui conti e sulle proposte possibili per superare il famigerato «scalone» (età pensionabile dal primo gennaio obbligatoriamente a 60 anni dagli attuali 57, pure con 35 anni di contributi, per la legge del passato governo). «Noi stiamo lavorando con serietà, in silenzio, con grande lealtà e io mi auguro che si possa arrivare ad un accordo serio che tenga presente gli interessi di chi deve andare in pensione e delle nuove generazioni», ha risposto ancora Prodi, mentre veniva a sapere che dalla commissione politica di Rifondazione era arrivato il via libera all'ipotesi di superare lo scalone con una certa gradualità, fatti salvi i lavori usuranti. «E' proprio questo il grande apporto dato da Rifondazione», ha detto Alfonso Gianni il sottosegretario allo Sviluppo economico, «quello di aver fatto valere che i lavori non sono tutti eguali e quindi si può desiderare di andare in pensione anche a 57 anni di età». Sullo stesso tasto la relazione introduttiva di Franco Giordano: «Noi possiamo accettare l'età pensionabile a 58 anni, ma escludendo una platea larga e cioè i turnisti, i lavoratori alla catena di montaggio, chi ha raggiunto 40 anni di contributi, alcune categorie del pubblico impiego, per esempio aree di formazione e della scuola».
I tecnici dei sindacati hanno sostenuto ieri mattina che l'aumento dei contributi previdenziali ha portato nelle casse dell'Inps 3,7 miliardi di euro e, al netto delle uscite, questi i calcoli sindacali, l'Inps è in attivo di 1,6 miliardi di euro. Entrate che si ripeteranno negli anni a venire, hanno osservato i sindacalisti. Quello che è emerso anche dalla consultazione di Rifondazione è che sarà un referendum tra i lavoratori a dire il si definitivo all'intesa e quindi qualsiasi nuova norma apparterrà alla finanziaria da presentarsi entro settembre.
Ancora sono in ballo diverse ipotesi. I tecnici dei sindacati hanno ripetuto che si può arrivare dall'anno prossimo ad un mix tra età e contributi che faccia 95, per poi arrivare a quota 97 nel 2010. Oppure si potrebbe tramutare tutto lo «scalone» in «scalini», cioè l'età pensionabile fino ai 60 anni scatterebbe ogni due anni. Oppure ancora 58 anni dal primo gennaio, più gli incentivi all'incirca del 3 per cento della pensione, per restare a lavorare. Anche il capogruppo al senato Giovanni Russo Spena (Prc) ha detto che l'accordo sulle pensioni sembra a portata di mano, a patto che Rutelli e Dini non ne facciano invece un'occasione per spostare gli equilibri politici di un altro governo verso il centro.

Antonella Fantò