Molestie telefoniche all'ex-fidanzato
VIGEVANO. Non si rassegnava alla fine del rapporto sentimentale e ha preso di mira l'ex-fidanzato assillandolo con continue telefonate. Molestie via filo che sono costate la condanna a 20 giorni di arresto con la condizionale per un'impiegata vigevanese 50enne (non indichiamo il nome per tutelare la riservatezza dei figli e perchè la vicenda riguarda fatti inerenti la sfera dei rapporti personali). Il giudice Roberto Arnaldi ha disposto però a suo carico il risarcimento dei danni all'ex-fidanzato, un medico specialista 43enne, con studio in città, che si è costituito parte civile. I danni saranno liquidati in separata sede, intanto il giudice ha calcolato in 1.800 euro la somma che l'imputata dovrà restituire per le spese sostenute dalla parte civile.
I fatti contestati all'impiegata risalgono all'inizio del 2004. Pochi mesi prima, nel dicembre 2003, era finito il rapporto che aveva legato la donna, separata dal marito, al medico specialista, celibe. Terminato il legame sentimentale, erano cominciate le telefonate. Secondo le accuse, il professionista era continuamente disturbato da squilli che subito si interrompevano o da telefonate mute. Chiamate a raffica che lo raggiungevano a qualsiasi ora sul cellulare. Il medico era assillato dalle telefonate anche mentre assisteva i pazienti ed era costretto ad interrompersi sovente per rispondere a squilli provenienti da un apparecchio sconosciuto. Nel febbraio 2004 il professionista, ormai esasperato, aveva presentato denuncia contro ignoti, perchè al momento non vi era la certezza che le chiamate provenissero dall'ex-fidanzata. I carabinieri erano giunti all'identificazione della donna controllando i tabulati e risalendo all'apparecchio da cui venivano effettuate le chiamate. A quel punto i sospetti si sono concentrati sull'impiegata, finita a processo con le accuse di molestie e minacce. Quest'ultimo reato era legato ad un episodio accaduto a metà febbraio 2004. La donna era accusata di aver agito, in quel caso, con la complicità di uno sconosciuto perchè una voce maschile aveva telefonato e, ai familiari del medico che avevano risposto, aveva rivolto frasi ingiuriose all'indirizzo del professionista dicendo che gli avrebbero «fatto la pelle». Su questo episodio però il giudice non si è pronunciato perchè è stata ritirata la querela. L'accusa di molestie ha invece proseguito d'ufficio il suo cammino giudiziario fino alla sentenza di ieri. Il pubblico ministero Valeria Carrino ha chiesto la condanna a 4 mesi di arresto, mentre l'avvocato difensore Gianluigi Tizzoni ha chiesto una pronuncia di non luogo a procedere considerando il reato di molestie assorbito in quello di minacce e quindi compreso nella remissione di querela. La parte civile era invece rappresentata dall'avvocato Angelo Rovegno, sostituito ieri dal collega Luca Vandone.